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SUMMARY:LE GRANDI COLONNE SONORE 2
DESCRIPTION:M° Paolo Vivaldi dirige l’Orchestra Giovanile di Roma \nomaggio a Nino Rota\, Ennio Morricone\, Ryūichi Sakamoto e altri.  \nDopo il grande successo dello scorso anno proponiamo una nuova edizione del concerto con l’esecuzione sinfonica delle più celebri colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema\, verranno eseguite e introdotte da una breve introduzione del Maestro Vivaldi che ne spiegherà la loro attinenza al film e le loro caratteristiche espressive Il concerto sarà eseguito con il supporto delle immagini dei film sullo schermo
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SUMMARY:BURNT OFFERING (Je: Una Vita in Fiamme)
DESCRIPTION:direttore artistico e coreografia: Jang Hyerim\nvice direttore artistico: Jang Seoyi\ndanza: Jang Hyerim\, Jang Seoyi\, Lee Gowoon\, Lee Sookyung\, Choo Seryoung\nmusica: Park Jihyun\, Cha Haerang\ncomposta e diretta da Ju Bora e Hwang Gina\nassistenti alla coreografia: Jang Seoyi\, Lee Gowoon\ndramaturg: Chae Min\ntesti: Lee Joohee\ndisegno luci: Kim Keonyoung\ntecnico luci: Hong Nayeong\nsound design: Han Changwoon\ncostumi: Min Cheonhong\, Bae Kyoungsool\ndirettore di scena: Park Jonghoon\nproduttore: Uh Jean\n99artcompany di Seoul Corea\nin collaborazione con Istituto Cultura Coreano e Korean Foundation for International Cultural Exchange \nDurata 55’ \nIn tutto il mondo molte delle danze tradizionali nascono da riti religiosi.\nBurnt Offering della compagnia coreana 99artcompany ci invita a riflettere su quali possono essere oggi i nuovi rituali\, per cosa potremmo pregare e come possiamo attingere al passato. \nQuesta creazione\, premiata come miglior produzione ai Seoul Arts Awards\, si basa sulla danza tradizionale “Seungmu” e utilizza la musica coreana\, la voce e il movimento per esprimere le storie contemporanee che bruciano dentro di noi. \nI danzatori si riuniscono all’altare e\, uno alla volta\, offrono il loro sacrificio. Sono operai\, travolti e sopraffatti dal lavoro\, intrappolati in una ripetitiva routine quotidiana\, la loro vita brucia e si consuma senza significato\, ma quando alzano lo sguardo\, mentre nuvole di incenso fluttuano nell’aria\, danno inizio a una danza che arde\, avvolgendo tutti i sensi e risuonando nell’anima.\nIn un mondo opprimente e alienante\, il loro gesto diventa un sacrificio alla ricerca di senso\, bellezza e pace. \n99artcompany\, diretta dalla coreografa Jang Hyerim\, sviluppa la sua ricerca partendo dall’unicità della tradizione coreana riletta attraverso uno sguardo contemporaneo. Fondata nel 2014\, le sue creazioni superano l’idea di una tradizione standardizzata e propongono una visione che sottolinea l’importanza del ruolo dell’arte nel guidare i cambiamenti della nostra società.
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DESCRIPTION:ideazione e regia Fabiana Iacozzilli dramaturg Linda Dalisi\ncon Andrei Balan\, Francesco Meloni\, Marta Meneghetti\, Giselda Ranieri\, Evelina Rosselli\, Isacco Venturini\, Simone Zambelli scene Paola Villani\nCoop. La Fabbrica dell’Attore (E.T.S.) iscritta all’Albo delle Cooperative n.A138933 Partita Iva 00987471000 C.F. 01340410586\nvia Giacinto Carini n.78 00152 Roma tel. 065881021 fax 065816623 E-mail: amministrazione@teatrovascello.it\nwww.teatrovascello.it\nmusica e suono Franco Visioli luci Raffaella Vitiello animazione cura Michela Aiello produzione Teatro Stabile dell’Umbria in coproduzione con Cranpi\, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello\nCon Oltre\, Fabiana Iacozzilli torna al Romaeuropa Festival per raccontare una storia di sopravvivenza e trasformazione. Scritta da Linda Dalisi\, la pièce è ispirata al disastro aereo sulle Ande del 1972: sedici giovani in lotta contro il freddo\, la fame e la morte. Il loro atto più estremo – nutrirsi dei compagni perduti – diventa sacro\, comunione tra vivi e morti. Il rugby\, gioco di corpi intrecciati\, diventa simbolo di resistenza: nella mischia\, ci si tiene e si spinge avanti insieme. Nella neve\, la fusoliera spezzata è grembo e tomba\, rifugio e prigione. Le marionette di Paola Villani trasformano la sofferenza in visione: corpi che appassiscono\, si fratturano\, si fondono l’uno nell’altro. Oltre non è una storia di catastrofe\, ma di rinascita. Di ciò che resta\, di ciò che ci tiene in vita. E della memoria\, che si rifiuta di lasciar scomparire i morti.
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SUMMARY:LA DIVA DEL BATACLAN
DESCRIPTION:regia\, drammaturgia e testi Gabriele Paolocà con Claudia Marsicano\nmusiche originali Fabio Antonelli\ncon Claudia Marsicano \naiuto regia Marco Fasciana\nscene Rosita Vallefuoco\nluci Martìn Emanuel Palma\ncostumi Anna Coluccia\nprodotto da Cranpi\, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione\, Romaeuropa Festival\ncon il contributo di MiC – Ministero dei Beni Culturali\ncon il sostegno di Teatro Biblioteca Quarticciolo \nufficio stampa Antonella Mucciaccio \nin collaborazione con Romaeuropa Festival \nin corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello \nLa Diva del Bataclan è un musical che scava nelle pieghe oscure di una società ossessionata dalla fama e dalla redenzione. Creato da Gabriele Paolocà\, con musiche di Fabio Antonelli\, lo spettacolo racconta la storia di Audrey\, una giovane donna disposta a tutto pur di sfuggire a una realtà da cui si sente lontana. Claudia Marsicano dà vita a questa figura ambigua\, reinventando se stessa come sopravvissuta agli attacchi del Bataclan in un pericoloso gioco tra finzione e realtà. Gli attacchi del 13 novembre 2015 sono stati l’epicentro di un’esplosione mediatica\, dove dolore e solidarietà hanno preso forma e voce sui social media\, ma anche – nella contraddizione che segna il nostro presente – sono diventati terreno fertile per l’invidia per la visibilità di chi è al centro della tragedia. In un mondo di immagini e parole\, che amplifica il dramma trasformandolo in spettacolo\, emerge il terreno fertile per la creazione di “false vittime”: figure che scelgono di aumentare la propria visibilità appropriandosi del dolore altrui. Nel suo disperato desiderio di riscatto\, Audrey si immerge in un’identità costruita\, sfidando la realtà e i suoi confini\, e si trasforma in una martire\, la “Diva del Bataclan”. Rocker (riferendosi alla band Eagles of Death Metal che si esibì la notte del tragico evento)\, è pronta a trascinare il pubblico in un vortice dove ogni nota racconta il desiderio di reinventarsi e scomparire\, di essere vista a ogni costo. \nGabriele Paolocà è regista\, drammaturgo e attore teatrale e cinematografico. È membro fondatore della compagnia VicoQuartoMazzini\, con la quale dal 2010 esplora opere originali e rivisitazioni di grandi classici teatrali e letterari. Nel 2024\, con VQM\, ha vinto 4 Premi Ubu (Miglior Spettacolo\, Miglior Attore\, Miglior Attrice\, Miglior Disegno Luci) per La Ferocia e nel 2021 ha ricevuto il Premio Hystrio come migliore compagnia emergente italiana. Tra i suoi lavori: La Ferocia (2023)\, tratto dal romanzo di Nicola Lagioia\, prodotto da SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, LAC Lugano Arte e Cultura\, Romaeuropa Festival\, Tric Teatri di Bari e Teatro Nazionale di Genova; Livore. Mozart & Salieri (2020)\, prodotto da SCARTI e Festival delle Colline Torinesi; Vieni su Marte (2018)\, sostenuto da Mibact e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina”; Leave the Kids Alone (2018)\, installazione prodotta da Fabulamundi Playwriting Europe; Karamazov (2017)\, progetto speciale che debutta al Teatro Petruzzelli di Bari; Little Europa (2016)\, rielaborazione del Piccolo Eyolf di Henrik Ibsen\, selezionato dall’Ibsen Festival di Oslo; e Amleto Fx (2015)\, vincitore dell’In-box Award e della categoria Direction Under 30. \nClaudia Marsicano è un’attrice di cinema e teatro\, performer e regista\, vincitrice del Premio Ubu 2017 come Migliore Attrice e Performer Under 35. È nota per le sue interpretazioni teatrali in R.osa di Silvia Gribaudi\, candidato al Premio Ubu 2017 come Miglior Spettacolo di Danza e portato in tournée in tutto il mondo\, e in Socialmente e Tropicana della compagnia milanese Frigoproduzioni. Ha inoltre lavorato con la compagnia LeviedelFool in Heretico e Made in China. La Marsicano ha partecipato al film Mi chiedo quando ti mancherò\, regia di Francesco Fei. Nel 2021 è stata scelta da Cattleya per interpretare il ruolo di Caterina nella versione italiana di This Is Us\, intitolata Noi. \nFabio Antonelli è un compositore e polistrumentista. Ha composto e prodotto musica per film\, TV\, teatro\, mostre fotografiche e videogiochi in Italia\, Stati Uniti\, Nigeria e Cina. Vivendo tra Roma\, Los Angeles e Pechino\, Antonelli ha collaborato nel corso degli anni con il fotografo Steve McCurry\, Eimear Noone\, direttore d’orchestra degli Oscar 2020 e direttore d’orchestra delle colonne sonore dei videogiochi Blizzard\, e con la China Central Television (CCTV). Collabora regolarmente con il fumettista e animatore Sio (Scottecs) e ha composto le musiche per il suo primo film d’animazione\, “La mosca più grande del mondo”\, prodotto da I Wonder Pictures. Antonelli è anche l’ideatore del podcast “SuonA Tipo Bene”\, che ha totalizzato oltre 330.000 ascolti in Italia.
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SUMMARY:FRANKENSTEIN (a love story) + FRANKENSTEIN (a history of hate)
DESCRIPTION:uno spettacolo di Motus\nideazione e regia di Daniela Nicolò & Enrico Casagrande \ndrammaturgia Ilenia Caleo \ncon Silvia Calderoni\, Alexia Sarantopoulou\, Enrico Casagrande\nadattamento e cura dei sottotitoli Daniela Nicolò\ntraduzione Ilaria Patano\nassistenza alla regia Eduard Popescu\nscena e costumi Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande\ndisegno luci Theo Longuemare\nambienti sonori Enrico Casagrande\nfonica Martina Ciavatta\nestratti musicali di Demetrio Cecchitelli\, Dario Moroldo\, David Lynch\,\nWovenhand\, Bon Iver\, Djrum\, Jon Hopkins\, Arvo Part\, Burial\,\nFontaines D.C.\, Dans Dans\, Mechanical Cabaret\, Bones\, Jessica Moss\ngrafica Federico Magli\nvideo Vladimir Bertozzi\nproduzione Motus con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, TPE – Festival delle Colline Torinesi\,Kunstencentrum VIERNULVIER (BE) e Kampnagel (DE)\, residenze artistiche ospitate da AMAT & Comune di Fabriano\, Santarcangelo Festival\, Teatro Galli-Rimini\, Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale”\, Rimi-Imir (NO) e Berner Fachhochschule (CH)\, con il sostegno di MiC\, Regione Emilia-Romagna. \nin collaborazione con Romaeuropa Festival\nin corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello \nLa compagnia italiana Motus presenta per la prima volta insieme i due capitoli del proprio progetto dedicato alla figura di Frankenstein: A love story e A History of Hate. Se nel primo capitolo la solitudine della scrittrice Mary Shelley e delle sue creature diventa spunto per esplorare il confine tra umano e non-umano\, in A History of Hate tratta di quell’inceppo del meccanismo amoroso che provoca un ribaltamento dalle conseguenze irreversibili. È qui che l’amore\, inaspettatamente\, si trasforma in odio\, la benevolenza in violenza\, e le creature\, inascoltate e isolate\, si fanno mostri. Come nel romanzo di Shelley\, dove la creatura è un “infelice”\, qui il mostro nasce dalla solitudine\, dalla sofferenza\, e dal rifiuto\, in un continuo\, doloroso tentativo di trovare un posto nel mondo.
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SUMMARY:A PLACE OF SAFETY
DESCRIPTION:Viaggio nel Mediterraneo centrale        \nideazione Kepler-452\nregia e drammaturgia Enrico Baraldi e Nicola Borghesi\ncon le parole di Flavio Catalano\, Miguel Duarte\, Giorgia Linardi\, Floriana Pati\, José Ricardo Peña\ncon Nicola Borghesi\, Flavio Catalano\, Miguel Duarte\, Giorgia Linardi\, Floriana Pati\, José Ricardo Peña\nassistente alla regia Roberta Gabriele\nscene e costumi Alberto Favretto\ndisegno luci Maria Domènech\nsuono e musiche Massimo Carozzi\nconsulente per il movimento Marta Ciappina\nprogetto video Enrico Baraldi\nconsulente alla drammaturgia Dario Salvetti\nassistente alla regia volontario e video editor Alberto Camanni\nscene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT\nvideo dello spettacolo Vladimir Bertozzi\nfoto di scena Luca Del Pia\nsi ringrazia Giovanni Zanotti per il fondamentale contributo alla drammaturgia \nproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Metastasio di Prato\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, Théâtre des 13 vents CDN Montpellier (Francia) \nin collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY \nil progetto gode del sostegno del bando Culture Moves Europe\, finanziato dall’Unione Europea e dal Goethe-Institut \nspettacolo in italiano\, inglese\, spagnolo e portoghese con sovratitoli  \nDurata 1 ora e 50 minuti \nLo spettacolo ha debuttato al Teatro Arena del Sole di Bologna il 27 febbraio 2025 \nUna compagnia di teatro si imbarca su una nave di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Non sanno bene cosa stanno cercando\, sanno solo che da tempo sentono parlare di ciò che accade a pochi chilometri dalle coste italiane e vogliono capire in prima persona uno dei fenomeni più drammatici degli ultimi anni: la tratta migratoria più letale al mondo\, un grande rimosso collettivo della civiltà europea. \n A place of safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale\, realizzato in collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY\, è il risultato di un lungo periodo di indagine sul campo intorno al tema della SAR (ricerca e soccorso)\, cominciato con dialoghi tra Enrico Baraldi e Nicola Borghesi – fondatori e componenti della compagnia – e alcuni referenti di ONG\, e proseguito con un periodo di residenza a Lampedusa e con la successiva partenza per la rotta mediterranea a bordo della nave Sea-Watch 5. In quasi cinque settimane di navigazione\, l’equipaggio ha soccorso 156 persone\, sbarcate poi nel “place of safety”\, il porto di La Spezia. La nave\, con Borghesi e Baraldi a bordo\, è tornata in Sicilia al termine della missione. \nDurante il percorso\, gli artisti hanno incontrato alcuni operatori di Life Support – la nave di EMERGENCY e di Sea-Watch\, che sono diventati protagonisti dello spettacolo\, in scena con Nicola Borghesi: Flavio Catalano (ufficiale tecnico sommergibilisti della Marina Militare)\, Miguel Duarte (fisico matematico portoghese); Giorgia Linardi (giurista e portavoce di Sea-Watch\, con esperienze con Medici Senza Frontiere); Floriana Pati (infermiera specializzata in medicina della migrazione); José Ricardo Peña (texano\, figlio di immigrati messicani\, ha lavorato come elettricista sulle navi prima di diventare volontario). \n Le testimonianze raccolte\, relative agli ultimi dieci anni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo\, nella drammaturgia diventano le tappe di una missione: dalle paure prima di partire alle motivazioni che spingono a imbarcarsi\, ciò che accade quando ci si avvicina alla zona delle operazioni\, il soccorso\, fino poi al viaggio di ritorno. Tra le narrazioni dei personaggi una domanda affiora nella mente dei registi: “Come si deve raccontare questa storia?” \nA place of safety è dunque la storia dell’incontro tra una compagnia teatrale e un gruppo di persone che ha deciso di dedicare una parte della propria vita al soccorso in mare\, ma è anche un discorso intimo su ciò che l’Europa vorrebbe essere\, su ciò che non è\, su ciò che potrebbe essere.
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SUMMARY:LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA
DESCRIPTION:di Tennessee Williams \ntraduzione Monica Capuani\nregia Leonardo Lidi\ncon Valentina Picello\, Fausto Cabra\, Orietta Notari\, Nicola Pannelli\, Giuliana Vigogna\, Giordano Agrusta\, Riccardo Micheletti\, Greta Petronillo\, Nicolò Tomassini\nscene e luci Nicolas Bovey\ncostumi Aurora Damanti\nsuono Claudio Tortorici\nassistente regia Alba Maria Porto\nTeatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale\, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale \nLa gatta sul tetto che scotta viene presentato per gentile concessione de la University of the South\, Sewanee\, Tennesee. \nDopo Lo zoo di vetro Leonardo Lidi torna a Tennessee Williams allestendone il primo grande successo teatrale: La gatta sul testo che scotta\, andato in scena in prima assoluta a Chicago nel 1944. Una ricca famiglia del Sud degli Stati Uniti entra in crisi di fronte alla morte annunciata del padre-padrone\, mettendo in mostra l’avidità e la debolezza di carattere dei due figli\, ed in particolare il dramma di Brick e di sua moglie\, la gatta del titolo. Brick e Maggie vivono insieme ma da tempo non hanno rapporti sessuali\, per volere di lui\, che ritiene la moglie responsabile del suicidio del suo amico Skipper. Ritratto formidabile di un uomo che lotta rabbiosamente “contro la luce che muore” (sono versi di Dylan Thomas)\, questa è una delle prime e più violente prese di posizione a proposito del tema dell’omosessualità\, significativamente scomparso nella notissima versione cinematografica di Elia Kazan\, interpretata da Paul Newman e Liz Taylor. Il teatro di Leonardo Lidi\, regista residente del Teatro Stabile di Torino\, si muove da tempo attraverso le pagine dei più grandi autori per la scena (García Lorca\, Čechov\, Molière)\, focalizzando il proprio lavoro sui delicati rapporti familiari e sulla tenerezza dei sentimenti negati\, un punto di vista registico che gli è valso numerosi riconoscimenti da parte della critica.
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SUMMARY:FELICISSIMA JURNATA
DESCRIPTION:Finalista Forever Young – La Corte Ospitale 2022\nVincitore del premio Giuria Popolare – Dante Cappelletti 2021 \ndrammaturgia e regia Emanuele D’Errico\ncon Antonella Morea e Dario Rea\ne con le voci delle donne e degli uomini del Rione Sanità\nscene Rosita Vallefuoco\nmusiche originali Tommy Grieco\nsuono Hubert Westkemper\nluci Desideria Angeloni\ncostumi Rosario Martone\naiuto regia Clara Bocchino\nrealizzazione scene Mauro Rea\nmacchinista Michele Lubrano Lavadera\nfonico Stefano Cammarota\nfoto di scena Laila Pozzo\nufficio stampa Linee Relations (Valeria Bonacci\, Giorgia Simonetta) \nproduzione Cranpi\, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Putéca Celidònia\nin collaborazione con La Corte Ospitale – Forever Young 2022\ncon il sostegno di Teatro Biblioteca Quarticciolo\ne di C.RE.A.RE Campania Centro di residenze della Regione Campania \ndurata 60’ \nFelicissima jurnata cerca di cogliere l’essenza o\, forse\, l’assenza di vita reale che unisce sul filo della solitudine il basso napoletano e quel che ne resta di Giorni Felici di Beckett.\nDal 2018 Putéca Celidònia vive attivamente il Rione Sanità di Napoli portando il teatro in mezzo ai vicoli bui ed abbandonati.\n“Ci è successo\, dopo aver gradualmente preso confidenza\, di entrare in alcuni bassi (la tipica abitazione al piano terra con ingresso su strada) e di trovare una situazione surreale.\nCosì abbiamo deciso di iniziare un viaggio!\nNello zaino abbiamo messo la macchina da presa\, il quaderno degli appunti e le domande che il testo di Giorni Felici ci ha mosso\, immergendoci nelle storie delle persone che ci hanno sorpreso\, rapito e portato su di una strada imprevista.\nE tra un’intervista e l’altra abbiamo domandato loro chi fosse Beckett e nessuno lo aveva mai sentito nominare. Eppure ci sembravano così vicini\, così familiari.\nIl testo è venuto da sé\, lo hanno scritto loro: le storie di Assunta\, Pasqualotto\, Angela e di tutti gli altri sono così pregne da poterci scrivere romanzi per ognuno di loro. Questo testo è anche la storia di una donna di centonove anni C-E-N-T-O-N-O-V-E ANNI che ancora si trucca\, che mette lo smalto e “sente” la gente intorno che suona e che canta.\nDi queste storie si compone Felicissima jurnata\, che pone l’accento sulla paralisi emotiva e fisica che queste persone si impongono per mancanza di mezzi. Molti di loro non sono mai usciti dalla loro città – nel migliore dei casi – e nel peggiore non sono mai usciti dal proprio quartiere e chissà da quanto tempo dalla propria casa. Non è prigionia questa? È una prigionia consapevole o inconsapevole?”
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DESCRIPTION:sei giorni per sei grandi ritratti femminili\ntesti originali di Andrea Chiodi e Francesco Biagetti\, Maurizio De Giovanni\, Norma Jeane\, Dacia Maraini\, Eugenio Murrali\, Sandra Petrignani \ncon Mariangela D’Abbraccio e Manuela Kustermann \n\nCamille Claudel di Dacia Maraini – 6 maggio h 21 con Mariangela D’Abbraccio\nMarie Curie di Sandra Petrignani – 7 maggio h 21 con Manuela Kustermann\, accompagnata al pianoforte da Cinzia Merlin\nMarilyn Monroe i suoi diari segreti – 8 maggio h 21 con Mariangela D’Abbraccio\, accompagnata al contrabbasso da Dario Piccioni\nMaria Montessori di Eugenio Murrali – 9 maggio h 21 con Mariangela D’Abbraccio e Manuela Kustermann\, accompagnata al contrabbasso da Dario Piccioni e al pianoforte da Cinzia Merlin\nRosa Luxemburg di Viola Ardone è stata sostituita con Eleonora Duse di Andrea Chiodi e Francesco Biagetti Sogno di un mattino di Primavera. D’Annunzio e la Duse – 10 maggio h 19 con Manuela Kustermann accompagnata al pianoforte da Cinzia Merlin\nBillie Holiday di Maurizio De Giovanni – 11 maggio h 17 con Mariangela D’Abbraccio\, accompagnata al contrabbasso da Dario Piccioni e al pianoforte da Cinzia Merlin\n\nun progetto di Mariangela D’Abbraccio \nregia Francesco Tavassi\nproduzione La Fabbrica dell’Attore / Teatro Vascello \nIl progetto\, si articola in sei giorni.\nOgni replica è dedicata ad una grande figura femminile.\nOgni ritratto sarà opera di un autore diverso\, pensato per una sola voce\, in forma monologo/reading.\nUn viaggio attraverso il grande talento femminile che ha inciso\, segnato e modificato la nostra storia\, passando spesso attraverso dure battaglie sociali\, discriminazioni e sofferenze. Hanno aderito al progetto\, alcune delle firme più prestigiose e talentuose del nostro panorama autoriale. \nCamille\, la scultrice geniale e incompresa\, che fu tra le prime ad esprimersi attraverso una forma d’arte\, fino allora maschile. Consumata dalla passione per il suo maestro/amante Auguste Rodin e rinchiusa dalla stessa madre in manicomio\, dove muore dimenticata da tutti. Billie\, la signora triste del jazz\, cresciuta fra violenza e degrado ma capace\, a soli 24 anni\, di sfidare con la voce le discriminazioni razziali cantando Strange Fruit. \nMarie\, scienziata fra le più brillanti del Novecento\, insignita di due Premi Nobel\, per i suoi studi sulle radiazioni e per aver scoperto il radio e il polonio. Muore tradita dalle radiazioni oggetto della sua ricerca. \nEleonora la più grande attrice del novecento\, la “DIVINA” acclamata in tutto il mondo\, rivale di Sarah Bernardth.\nAttrice originale\, sperimentatrice\, simbolo indiscusso del teatro moderno\, fu sempre alla ricerca di ruoli diversi dai soliti cliché melodrammatici\, e la prima a recitare Ibsen\, fino alla scoperta della prosa di D’annunzio che lei portò al successo e con il quale ebbe una lunga relazione. In un mondo prevalentemente maschile\, formò la sua compagnia indipendente che riuscì a mantenere con grandi sforzi\, sottoponendosi a estenuanti tournée in italia e all’estero pur di riuscire a portare avanti le sue istanze poetiche anche quando le fu diagnosticata la tubercolosi.\nIl suo stile ha rivoluzionato il modo di recitare divenendo un modello valido ancora oggi\, privo di barocchismi e civetterie. \nMarilyn\, la più grande diva del cinema e icona di femminilità\, prigioniera della sua immagine e della crudeltà dello star system\, fu vittima del potere maschile intellettuale e politico dei suoi anni fino alla sua precoce e misteriosa morte. \nMaria\, è stata una pedagogista\, educatrice e medica italiana\, internazionalmente nota per il metodo educativo che prende il suo nome\, adottato in migliaia di scuole dell’infanzia\, elementari\, medie e superiori in tutto il mondo. Fu tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia\, attiva nella lotta per l’emancipazione femminile e costretta ad abbandonare l’Italia per le sue idee. \nSei donne di eccezionale talento e di struggente umanità\, vittime di discriminazione e protagoniste di grandi battaglie\, che hanno segnato in modo determinante la Storia e le storie di noi tutti. A raccontarle\, attraverso differenti registri narrativi\, sei autori per sei narrazioni in forma di reading pensate per due voci\, quelle di Mariangela D’Abbraccio e Manuela Kustermann\, protagoniste del nostro teatro\, interpreti fra le più attente e sensibili della scena italiana. \nSei diverse performance che compongono un percorso drammaturgico e restituiscono tutta la fragilissima potenza di donne straordinarie.
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SUMMARY:SALVEREMO IL MONDO PRIMA DELL’ALBA
DESCRIPTION:Uno spettacolo di CARROZZERIA ORFEO \nDrammaturgia Gabriele Di Luca\nCon (in o.a.)\nSebastiano Bronzato\nAlice Giroldini\nSergio Romano\nRoberto Serpi\nMassimiliano Setti\nIvan Zerbinati\nRegia Gabriele Di Luca\, Massimiliano Setti\, Alessandro Tedeschi\nAssistente alla regia Matteo Berardinelli\nConsulenza filosofica Andrea Colamedici – TLON\nMusiche originali Massimiliano Setti\nScenografia e luci Lucio Diana\nCostumi Stefania Cempini\nDirezione tecnica Alice Mollica e Andrea Gagliotta\nTecnico elettricista Ermanno Marini\nCreazioni video Igor Biddau\nCon la partecipazione video di Elsa Bossi\, Sofia Ferrari e Nicoletta Ramorino \nUna coproduzione Marche Teatro\, Teatro dell’Elfo\, Teatro Nazionale di Genova\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\nin collaborazione con Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale  \nDurata dello spettacolo 135’ senza intervallo \nLinguaggio esplicito  \nDopo aver esplorato in diversi spettacoli il mondo degli ultimi\, dei reietti\, degli esclusi e dei perdenti\, in questa nuova produzione Carrozzeria Orfeo indaga il mondo del benessere e dell’apparente successo\, attraverso il racconto dei primi\, dei vincenti\, della classe dirigente\, dei ricchi\, paradossalmente\, però\, imprigionati nello stesso vortice di responsabilità asfissianti\, doveri castranti\, sensi di colpa e infelicità che appartengono a tutti e\, quindi\, frantumati da tutto ciò che la mentalità capitalista non può comprare: l’amore per se stessi\, la purezza dei sentimenti\, gli affetti sinceri\, la ricerca di un senso autentico nell’esistenza. \nNOTE DI DRAMMATURGIA di Gabriele Di Luca \n“Il bene non potrà mai vincere perché è sfinente. L’onestà\, la sincerità\, il vero amore\, sono tutte cose sfinenti da praticare perché non durano\, sono solo degli istanti. Mentre il male è un maledetto maratoneta\, uno spietato realista senza sonno che ha la resistenza dalla sua.” \nSalveremo il mondo prima dell’alba è il racconto della vita di alcuni ospiti in una clinica di riabilitazione di lusso situata su un satellite nello spazio\, nuova meta turistica dei super ricchi\, specializzata nella cura delle dipendenze contemporanee (sessuali\, affettive\, da lavoro\, da psicofarmaci). Sono tutti vittime ognuno della propria dipendenza e del proprio egoismo\, vie di fuga da una realtà opprimente. Ma le dipendenze e la riabilitazione costituiscono solo il sintomo esteriore di problemi più profondi ed esistenziali… di una sensazione di smarrimento comune ad un’intera generazione. \nL’intero spettacolo\, infatti\, vuole farsi metafora di un modello di vita ormai giunto a un punto di non ritorno\, dove parole come comunità\, umanità e gentilezza sono quasi del tutto scomparse e bandite se non per essere strumentalizzate a fini propagandistici\, elettorali e commerciali. Ciò che ne rimane è un’umanità confusa e impaurita\, sopraffatta dall’ossessione di questo continuo doversi vendere\, con il terrore che nessuno ti voglia mai comprare. \nIl tutto viene esplorato in pieno stile Carrozzeria Orfeo\, grazie a un occhio sempre lucido e\, forse\, disilluso\, che intende cogliere\, con ironia ed estremo divertimento\, i paradossi\, le contraddizioni e le deformazioni grottesche della realtà attraverso personaggi strabordanti di umanità\, ironia e dolore. \nLo spettacolo\, in fondo\, vuole raccontare una società sempre più triste\, eppure\, satura di foto felici in cui non sembra più esistere un luogo dove riconoscersi come soggetti autentici\, né tantomeno in progetti sociali che richiedano la nostra dedizione e la nostra lealtà. Perché l’unico comandamento sembra essere quello di produrre; l’errore è bandito\, la sofferenza individuale è percepita come una vergogna\, una zavorra da nascondere agli altri\, come segnale chiaro di debolezza e fallimento; mentre\, in modo sempre più meschino e ingannevole\, va affermandosi la nuova eroica parola portavoce del capitalismo\, resilienza\, che\, nel cinico pragmatismo di questo sistema malato\, in fondo significa solo: “Resisti nonostante tutto\, ignora te stesso e il tuo dolore\, nascondilo\, non ascoltarti più e vai avanti. Produci\, produci\, produci!” E se non esiste limite alla produzione\, anche individualmente\, dai desideri soddisfatti nascono di conseguenza sempre nuovi desideri. Sempre più prepotenti\, ossessivi e\, spesso\, indotti dal mondo esterno. Come se volessimo bere il mare di bicchiere in bicchiere. L’infinito. L’impossibile. Un impossibile ricerca senza tempo. Ed è da qui che viene il nostro dolore. \nHegel ci parla di Cattivo infinito come di “questo continuo voler sorpassare il limite\, che è l’impotenza di toglierlo e la perenne ricaduta in esso.” E il grande problema sembra essere che ormai non ci si scandalizza nemmeno più delle disfunzioni e delle atrocità del sistema\, perché è un modello di vita diventato così maledettamente normale da essere riuscito a colonizzare il nostro inconscio senza lasciarci nessuna percezione di un’alternativa. \nIl tema centrale di Salveremo il mondo prima dell’alba\, quindi\, si fonda sulla riflessione che\, a nostro avviso\, nei prossimi decenni\, l’umanità non potrà essere assolutamente in grado di ritrovarsi unita nel combattere le grandi battaglie da tempo rimaste inascoltate\, come il cambiamento climatico\, l’inquinamento\, la fame nel mondo e l’ingiustizia\, semplicemente perché non è preparata a farlo. In un contesto alienante\, dove le nuove generazioni sembrano ereditare solo valori come successo\, visibilità e vittoria\, diviene impossibile pensare a una grande battaglia collettiva per salvare questo pianeta e chi lo abita. Quando i politici stessi si espongono su tik tok per pubblicizzarsi e la vita politica\, al pari di tutto il resto\, diventa mera comunicazione\, non può esistere una classe dirigente in grado di sensibilizzare la cittadinanza sui grandi temi. Forse\, allora\, per poter combattere delle grandi battaglie comuni\, dovremo prima essere in grado di ritrovare quel senso di reciprocità e solidarietà che sembriamo aver smarrito. Potremo concentrarci sulle grandi battaglie collettive solo se riusciremo prima a riabituarci a guardare con occhi attenti ciò che ci è vicino. Potremo\, forse\, farcela solo se riusciremo ad arginare tutta quell’invisibile\, eppur feroce\, violenza quotidiana tra esseri umani. Perché lo sappiamo tutti\, ci troviamo di fronte a una pandemia\, sì… di indifferenza ed egoismo. Ma se riusciremo in questo\, se riusciremo a riavvicinarci attraverso un gesto e un pensiero sincero\, un insignificante atto di cura gratuita\, se riusciremo a ritagliare\, in mezzo al caos\, uno spazio per il pensiero semplice\, familiare e umano\, forse\, come proveranno a fare i ricchi e delusi ospiti del nostro rehab… beh\, forse (ma chi può dirlo)\, potremo salvare il mondo prima dell’alba. \n“Non siamo in grado di riconoscere le cose importanti\, siamo troppo stanchi ed esausti dal resto. Vediamo la vita solo sfiorando la catastrofe.”
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SUMMARY:CON IL VOSTRO IRRIDENTE SILENZIO
DESCRIPTION:Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro ideazione e drammaturgia di Fabrizio Gifuni \nSi ringraziano\nNicola Lagioia e il Salone internazionale del Libro di Torino\, Christian Raimo per la collaborazione\nFrancesco Maria Biscione e Miguel Gotor per la consulenza storica \ndurata 1 h e 40’ circa\, atto unico \nAldo Moro durante la prigionia parla\, ricorda\, scrive\, risponde\, interroga\, confessa\, accusa\, si congeda. Moltiplica le parole su carta: scrive lettere\, si rivolge ai familiari\, agli amici\, ai colleghi di partito\, ai rappresentanti delle istituzioni; annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico\, storico\, personale – il cosiddetto memoriale – partendo dalle domande poste dai suoi carcerieri. \nLe lettere e il memoriale sono le ultime parole di Moro\, l’insieme delle carte scritte nei 55 giorni della sua prigionia: quelle ritrovate o\, meglio\, quelle fino a noi pervenute. Un fiume di parole inarrestabile che si cercò subito di arginare\, silenziare\, mistificare\, irridere. Moro non è Moro\, veniva detto. \nLa stampa\, in modo pressoché unanime\, martellò l’opinione pubblica sconfessando le sue parole\, mentre Moro urlava dal carcere il proprio sdegno per quest’ulteriore crudele tortura. \nA distanza di quarant’anni il destino di queste carte non è molto cambiato. \nPoche persone le hanno davvero lette\, molti hanno scelto di dimenticarle. I corpi a cui non riusciamo a dare degna sepoltura tornano però periodicamente a far sentire la propria voce. Le lettere e il memoriale sono oggi due presenze fantasmatiche\, il corpo di Moro è lo spettro che ancora occupa il palcoscenico della nostra storia di ombre. \nDopo aver lavorato sui testi pubblici e privati di Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini\, in due spettacoli struggenti e feroci\, riannodando una lacerante antibiografia della nazione\, Fabrizio Gifuni attraverso un doloroso e ostinato lavoro di drammaturgia si confronta con lo scritto più scabro e nudo della storia d’Italia.
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