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DESCRIPTION:Andrea De Rosa / Fabrizio Sinisi / Anna Della Rosa / Virginia Woolf\nTPE Teatro Astra \ndal romanzo di Virginia Woolf\ne dal carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West Scrivi sempre a mezzanotte (Donzelli) \ndrammaturgia Fabrizio Sinisi\ntraduzione Nadia Fusini\nregia Andrea De Rosa\ncon Anna Della Rosa\nscene Giuseppe Stellato\nluci Pasquale Mari\nsuono G.U.P. Alcaro\ncostumi Ilaria Ariemme\naiuto regia Paolo Costantini\nmusica di scena Sinfonia n.6 (Patetica) di Čajkovskij \nproduzione TPE – Teatro Piemonte Europa \ndurata 60 min \nIl 9 ottobre del 1927\, Virginia Woolf scrive una lettera all’amata Vita Sackville-West: “Supponi che Orlando si riveli essere Vita e che sia tutto su di te e la lussuria della tua carne e la seduzione della tua mente… ti secca? Di’ sì o no”. Vita non si sottrae\, accettando di diventare oggetto\, musa\, modello e interlocutrice di uno dei romanzi più originali della letteratura moderna. La scrittura di Orlandonasce così: come un omaggio d’amore\, un atto di gioia offerto a una donna e al mondo. Intersecandosi continuamente con la vita della scrittrice\, in un enigmatico intreccio tra opera e biografia\, la vicenda di Orlando – nato uomo nel XVI secolo\, vissuto per più di quattrocento anni\, e mistericamente transitato nel Femminile – si trasforma in questo spettacolo in un inno all’estasi ma anche all’ossessione della letteratura: una lunga\, straordinaria lettera d’amore in forma di romanzo. \n“Oltre che un classico di sconvolgente attualità\, Orlando è un inno alla gioia esuberante dell’avventura\, alla libertà\, al godimento sessuale; un manifesto alla possibilità di prenderselo\, il piacere\, secondo modelli alternativi alle leggi del conformismo patriarcale.” \nNadia Fusini \n“L’identità è un fantasma. Dal momento in cui cominciamo a definirci come esseri umani adulti\, stabiliamo dei confini entro i quali ci rintaniamo. Ma\, per fortuna o per avventura\, la vita spazza via tutto e travolge quegli steccati che tanto pazientemente avevamo costruito per proteggerci. Trascinati dalla inesauribile vitalità del suo Orlando\, Virginia Woolf ci invita a viaggiare nello spazio e nel tempo\, a oltrepassare quello steccato che ci tiene imprigionati nella trappola dell’identità\, del maschile\, del femminile\, e di tutte quelle convenzioni che sono solo il frutto del tempo in cui viviamo.” \nAndrea De Rosa \n“Può un’opera letteraria essere al contempo una lettera d’amore? Orlando dimostra di sì: uno dei più straordinari romanzi del Novecento è anche la più spericolata lettera d’amore che la storia ricordi. Un vero e proprio monumento di parole che Virginia Woolf erige a e per l’amata Vita Sackville-West – scrittrice e poetessa con cui Woolf ebbe una lunga relazione e un intenso sodalizio. Un amore che abbiamo voluto rendere ancora più esplicito\, punteggiando la drammaturgia del romanzo con brani dell’epistolario a Vita. Orlando è un inno a Vita e alla Vita\, nonché la testimonianza di una speranza estrema: mentre la vita dei corpi finisce\, quella delle parole è più lunga e diversa – abbatte i confini dei sessi\, delle identità\, perfino della morte.” \nFabrizio Sinisi / drammaturgia \n“La luce di Orlando è la luce bianca del cielo di una mattina radiosa. La luce di Orlando è la luce bianca della carta da scrivere\, prima di cominciare. Questi i pensieri che hanno guidato la disposizione del grappolo di proiettori tra i quali si innalza il tronco robusto di un albero senza chioma\, come poeticamente disegnato da Giuseppe Stellato. Sono anzi sia la chioma che il cielo sotto il quale stanno Orlando\, Virginia\, Anna ed il suo pubblico assorto ad ascoltarla. Mi piace pensare che sia tutta quella luce bianca a condensarsi e raggiungere il suolo trasformandosi in carta\, in tanti fogli bianchi che attendono che le parole si trasformino in segni. Ancora una volta la luce è convocata a testimoniare e rendere possibile che l’astrazione si trasformi sulla scena in realtà da abitare. “Orlando alzò gli occhi e vide qualcosa di astratto che sta tra le colline o nel cielo oltre il quale non c’è nulla che conti; in cui io riposo e continuerò a esistere. Questa cosa io chiamo realtà.” (Virginia Woolf – Diari)” \nPasquale Mari / luce \n“Immaginare uno spazio scenico che accogliesse le parole scritte da Virginia Woolf per Orlando\, è stata una sfida per nulla semplice. Un testo che\, tra le altre cose\, racconta proprio la difficoltà della parola di descrivere la natura\, la bellezza. Alla fine\, tutto confluiva qui\, nella ricerca di un connubio\, di un punto d’incontro tra natura e letteratura\, tra la bellezza di un albero e il fallimento di qualsiasi forma d’arte che provi a raccontare questa bellezza. E quindi un tronco di quercia in mezzo ad un prato quadrato\, un albero la cui chioma è fatta da luci\, tralicci\, americane: una fetta di realtà trasportata in uno spazio teatrale\, quel luogo magico dove da un albero\, al posto di una foglia\, può cadere un foglio bianco…” \nGiuseppe Stellato / spazio scenico \n“Il suono\, lontano e intimo\, di una campana scandisce un tempo indefinito e sospeso. Una musica nasce da quelle pagine così tormentate e vitali; è la Sinfonia n. 6 (Patetica) di Čajkovskij. L’ultima.” \nG.U.P. Alcaro / musica \n“Un abito veste e spesso determina\, un costume teatrale veste e crea mondi. In scena c’è Virginia Woolf e il momento in cui visse\, ma anche un blu polveroso che ricorda il vasto cielo comune a tutte le epoche\, una seta impalpabile e ariosa che rimanda ai fasti del ‘500\, un cinturone maschile e una gonna femminile pronta a gonfiarsi a ogni danzante giravolta. Il costume accompagna discretamente il racconto di un’anima appassionata e in ricerca di sé grazie ai piccoli dettagli che lo compongono\, senza troppo definire e chiudere\, mettendosi in dialogo con il corpo l’attrice che lo veste e lo sveste – magnificamente – e con il vasto e concettuale spazio che li contiene entrambi.” \nIlaria Ariemme / costumi
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DESCRIPTION:Viaggio nel Mediterraneo centrale        \nideazione Kepler-452\nregia e drammaturgia Enrico Baraldi e Nicola Borghesi\ncon le parole di Flavio Catalano\, Miguel Duarte\, Giorgia Linardi\, Floriana Pati\, José Ricardo Peña\ncon Nicola Borghesi\, Flavio Catalano\, Miguel Duarte\, Giorgia Linardi\, Floriana Pati\, José Ricardo Peña\nassistente alla regia Roberta Gabriele\nscene e costumi Alberto Favretto\ndisegno luci Maria Domènech\nsuono e musiche Massimo Carozzi\nconsulente per il movimento Marta Ciappina\nprogetto video Enrico Baraldi\nconsulente alla drammaturgia Dario Salvetti\nassistente alla regia volontario e video editor Alberto Camanni\nscene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT\nvideo dello spettacolo Vladimir Bertozzi\nfoto di scena Luca Del Pia\nsi ringrazia Giovanni Zanotti per il fondamentale contributo alla drammaturgia \nproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Metastasio di Prato\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, Théâtre des 13 vents CDN Montpellier (Francia) \nin collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY \nil progetto gode del sostegno del bando Culture Moves Europe\, finanziato dall’Unione Europea e dal Goethe-Institut \nspettacolo in italiano\, inglese\, spagnolo e portoghese con sovratitoli  \nDurata 1 ora e 50 minuti \nLo spettacolo ha debuttato al Teatro Arena del Sole di Bologna il 27 febbraio 2025 \nUna compagnia di teatro si imbarca su una nave di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Non sanno bene cosa stanno cercando\, sanno solo che da tempo sentono parlare di ciò che accade a pochi chilometri dalle coste italiane e vogliono capire in prima persona uno dei fenomeni più drammatici degli ultimi anni: la tratta migratoria più letale al mondo\, un grande rimosso collettivo della civiltà europea. \n A place of safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale\, realizzato in collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY\, è il risultato di un lungo periodo di indagine sul campo intorno al tema della SAR (ricerca e soccorso)\, cominciato con dialoghi tra Enrico Baraldi e Nicola Borghesi – fondatori e componenti della compagnia – e alcuni referenti di ONG\, e proseguito con un periodo di residenza a Lampedusa e con la successiva partenza per la rotta mediterranea a bordo della nave Sea-Watch 5. In quasi cinque settimane di navigazione\, l’equipaggio ha soccorso 156 persone\, sbarcate poi nel “place of safety”\, il porto di La Spezia. La nave\, con Borghesi e Baraldi a bordo\, è tornata in Sicilia al termine della missione. \nDurante il percorso\, gli artisti hanno incontrato alcuni operatori di Life Support – la nave di EMERGENCY e di Sea-Watch\, che sono diventati protagonisti dello spettacolo\, in scena con Nicola Borghesi: Flavio Catalano (ufficiale tecnico sommergibilisti della Marina Militare)\, Miguel Duarte (fisico matematico portoghese); Giorgia Linardi (giurista e portavoce di Sea-Watch\, con esperienze con Medici Senza Frontiere); Floriana Pati (infermiera specializzata in medicina della migrazione); José Ricardo Peña (texano\, figlio di immigrati messicani\, ha lavorato come elettricista sulle navi prima di diventare volontario). \n Le testimonianze raccolte\, relative agli ultimi dieci anni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo\, nella drammaturgia diventano le tappe di una missione: dalle paure prima di partire alle motivazioni che spingono a imbarcarsi\, ciò che accade quando ci si avvicina alla zona delle operazioni\, il soccorso\, fino poi al viaggio di ritorno. Tra le narrazioni dei personaggi una domanda affiora nella mente dei registi: “Come si deve raccontare questa storia?” \nA place of safety è dunque la storia dell’incontro tra una compagnia teatrale e un gruppo di persone che ha deciso di dedicare una parte della propria vita al soccorso in mare\, ma è anche un discorso intimo su ciò che l’Europa vorrebbe essere\, su ciò che non è\, su ciò che potrebbe essere.
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SUMMARY:LE GRANDI COLONNE SONORE 2
DESCRIPTION:M° Paolo Vivaldi dirige l’Orchestra Giovanile di Roma \nomaggio a Nino Rota\, Ennio Morricone\, Ryūichi Sakamoto e altri.  \nDopo il grande successo dello scorso anno proponiamo una nuova edizione del concerto con l’esecuzione sinfonica delle più celebri colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema\, verranno eseguite e introdotte da una breve introduzione del Maestro Vivaldi che ne spiegherà la loro attinenza al film e le loro caratteristiche espressive Il concerto sarà eseguito con il supporto delle immagini dei film sullo schermo
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SUMMARY:BURNT OFFERING (Je: Una Vita in Fiamme)
DESCRIPTION:direttore artistico e coreografia: Jang Hyerim\nvice direttore artistico: Jang Seoyi\ndanza: Jang Hyerim\, Jang Seoyi\, Lee Gowoon\, Lee Sookyung\, Choo Seryoung\nmusica: Park Jihyun\, Cha Haerang\ncomposta e diretta da Ju Bora e Hwang Gina\nassistenti alla coreografia: Jang Seoyi\, Lee Gowoon\ndramaturg: Chae Min\ntesti: Lee Joohee\ndisegno luci: Kim Keonyoung\ntecnico luci: Hong Nayeong\nsound design: Han Changwoon\ncostumi: Min Cheonhong\, Bae Kyoungsool\ndirettore di scena: Park Jonghoon\nproduttore: Uh Jean\n99artcompany di Seoul Corea\nin collaborazione con Istituto Cultura Coreano e Korean Foundation for International Cultural Exchange \nDurata 55’ \nIn tutto il mondo molte delle danze tradizionali nascono da riti religiosi.\nBurnt Offering della compagnia coreana 99artcompany ci invita a riflettere su quali possono essere oggi i nuovi rituali\, per cosa potremmo pregare e come possiamo attingere al passato. \nQuesta creazione\, premiata come miglior produzione ai Seoul Arts Awards\, si basa sulla danza tradizionale “Seungmu” e utilizza la musica coreana\, la voce e il movimento per esprimere le storie contemporanee che bruciano dentro di noi. \nI danzatori si riuniscono all’altare e\, uno alla volta\, offrono il loro sacrificio. Sono operai\, travolti e sopraffatti dal lavoro\, intrappolati in una ripetitiva routine quotidiana\, la loro vita brucia e si consuma senza significato\, ma quando alzano lo sguardo\, mentre nuvole di incenso fluttuano nell’aria\, danno inizio a una danza che arde\, avvolgendo tutti i sensi e risuonando nell’anima.\nIn un mondo opprimente e alienante\, il loro gesto diventa un sacrificio alla ricerca di senso\, bellezza e pace. \n99artcompany\, diretta dalla coreografa Jang Hyerim\, sviluppa la sua ricerca partendo dall’unicità della tradizione coreana riletta attraverso uno sguardo contemporaneo. Fondata nel 2014\, le sue creazioni superano l’idea di una tradizione standardizzata e propongono una visione che sottolinea l’importanza del ruolo dell’arte nel guidare i cambiamenti della nostra società.
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DESCRIPTION:ideazione e regia Fabiana Iacozzilli dramaturg Linda Dalisi\ncon Andrei Balan\, Francesco Meloni\, Marta Meneghetti\, Giselda Ranieri\, Evelina Rosselli\, Isacco Venturini\, Simone Zambelli scene Paola Villani\nCoop. La Fabbrica dell’Attore (E.T.S.) iscritta all’Albo delle Cooperative n.A138933 Partita Iva 00987471000 C.F. 01340410586\nvia Giacinto Carini n.78 00152 Roma tel. 065881021 fax 065816623 E-mail: amministrazione@teatrovascello.it\nwww.teatrovascello.it\nmusica e suono Franco Visioli luci Raffaella Vitiello animazione cura Michela Aiello produzione Teatro Stabile dell’Umbria in coproduzione con Cranpi\, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello\nCon Oltre\, Fabiana Iacozzilli torna al Romaeuropa Festival per raccontare una storia di sopravvivenza e trasformazione. Scritta da Linda Dalisi\, la pièce è ispirata al disastro aereo sulle Ande del 1972: sedici giovani in lotta contro il freddo\, la fame e la morte. Il loro atto più estremo – nutrirsi dei compagni perduti – diventa sacro\, comunione tra vivi e morti. Il rugby\, gioco di corpi intrecciati\, diventa simbolo di resistenza: nella mischia\, ci si tiene e si spinge avanti insieme. Nella neve\, la fusoliera spezzata è grembo e tomba\, rifugio e prigione. Le marionette di Paola Villani trasformano la sofferenza in visione: corpi che appassiscono\, si fratturano\, si fondono l’uno nell’altro. Oltre non è una storia di catastrofe\, ma di rinascita. Di ciò che resta\, di ciò che ci tiene in vita. E della memoria\, che si rifiuta di lasciar scomparire i morti.
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SUMMARY:LA DIVA DEL BATACLAN
DESCRIPTION:regia\, drammaturgia e testi Gabriele Paolocà con Claudia Marsicano\nmusiche originali Fabio Antonelli\ncon Claudia Marsicano \naiuto regia Marco Fasciana\nscene Rosita Vallefuoco\nluci Martìn Emanuel Palma\ncostumi Anna Coluccia\nprodotto da Cranpi\, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione\, Romaeuropa Festival\ncon il contributo di MiC – Ministero dei Beni Culturali\ncon il sostegno di Teatro Biblioteca Quarticciolo \nufficio stampa Antonella Mucciaccio \nin collaborazione con Romaeuropa Festival \nin corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello \nLa Diva del Bataclan è un musical che scava nelle pieghe oscure di una società ossessionata dalla fama e dalla redenzione. Creato da Gabriele Paolocà\, con musiche di Fabio Antonelli\, lo spettacolo racconta la storia di Audrey\, una giovane donna disposta a tutto pur di sfuggire a una realtà da cui si sente lontana. Claudia Marsicano dà vita a questa figura ambigua\, reinventando se stessa come sopravvissuta agli attacchi del Bataclan in un pericoloso gioco tra finzione e realtà. Gli attacchi del 13 novembre 2015 sono stati l’epicentro di un’esplosione mediatica\, dove dolore e solidarietà hanno preso forma e voce sui social media\, ma anche – nella contraddizione che segna il nostro presente – sono diventati terreno fertile per l’invidia per la visibilità di chi è al centro della tragedia. In un mondo di immagini e parole\, che amplifica il dramma trasformandolo in spettacolo\, emerge il terreno fertile per la creazione di “false vittime”: figure che scelgono di aumentare la propria visibilità appropriandosi del dolore altrui. Nel suo disperato desiderio di riscatto\, Audrey si immerge in un’identità costruita\, sfidando la realtà e i suoi confini\, e si trasforma in una martire\, la “Diva del Bataclan”. Rocker (riferendosi alla band Eagles of Death Metal che si esibì la notte del tragico evento)\, è pronta a trascinare il pubblico in un vortice dove ogni nota racconta il desiderio di reinventarsi e scomparire\, di essere vista a ogni costo. \nGabriele Paolocà è regista\, drammaturgo e attore teatrale e cinematografico. È membro fondatore della compagnia VicoQuartoMazzini\, con la quale dal 2010 esplora opere originali e rivisitazioni di grandi classici teatrali e letterari. Nel 2024\, con VQM\, ha vinto 4 Premi Ubu (Miglior Spettacolo\, Miglior Attore\, Miglior Attrice\, Miglior Disegno Luci) per La Ferocia e nel 2021 ha ricevuto il Premio Hystrio come migliore compagnia emergente italiana. Tra i suoi lavori: La Ferocia (2023)\, tratto dal romanzo di Nicola Lagioia\, prodotto da SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, LAC Lugano Arte e Cultura\, Romaeuropa Festival\, Tric Teatri di Bari e Teatro Nazionale di Genova; Livore. Mozart & Salieri (2020)\, prodotto da SCARTI e Festival delle Colline Torinesi; Vieni su Marte (2018)\, sostenuto da Mibact e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina”; Leave the Kids Alone (2018)\, installazione prodotta da Fabulamundi Playwriting Europe; Karamazov (2017)\, progetto speciale che debutta al Teatro Petruzzelli di Bari; Little Europa (2016)\, rielaborazione del Piccolo Eyolf di Henrik Ibsen\, selezionato dall’Ibsen Festival di Oslo; e Amleto Fx (2015)\, vincitore dell’In-box Award e della categoria Direction Under 30. \nClaudia Marsicano è un’attrice di cinema e teatro\, performer e regista\, vincitrice del Premio Ubu 2017 come Migliore Attrice e Performer Under 35. È nota per le sue interpretazioni teatrali in R.osa di Silvia Gribaudi\, candidato al Premio Ubu 2017 come Miglior Spettacolo di Danza e portato in tournée in tutto il mondo\, e in Socialmente e Tropicana della compagnia milanese Frigoproduzioni. Ha inoltre lavorato con la compagnia LeviedelFool in Heretico e Made in China. La Marsicano ha partecipato al film Mi chiedo quando ti mancherò\, regia di Francesco Fei. Nel 2021 è stata scelta da Cattleya per interpretare il ruolo di Caterina nella versione italiana di This Is Us\, intitolata Noi. \nFabio Antonelli è un compositore e polistrumentista. Ha composto e prodotto musica per film\, TV\, teatro\, mostre fotografiche e videogiochi in Italia\, Stati Uniti\, Nigeria e Cina. Vivendo tra Roma\, Los Angeles e Pechino\, Antonelli ha collaborato nel corso degli anni con il fotografo Steve McCurry\, Eimear Noone\, direttore d’orchestra degli Oscar 2020 e direttore d’orchestra delle colonne sonore dei videogiochi Blizzard\, e con la China Central Television (CCTV). Collabora regolarmente con il fumettista e animatore Sio (Scottecs) e ha composto le musiche per il suo primo film d’animazione\, “La mosca più grande del mondo”\, prodotto da I Wonder Pictures. Antonelli è anche l’ideatore del podcast “SuonA Tipo Bene”\, che ha totalizzato oltre 330.000 ascolti in Italia.
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SUMMARY:FRANKENSTEIN (a love story) + FRANKENSTEIN (a history of hate)
DESCRIPTION:uno spettacolo di Motus\nideazione e regia di Daniela Nicolò & Enrico Casagrande \ndrammaturgia Ilenia Caleo \ncon Silvia Calderoni\, Alexia Sarantopoulou\, Enrico Casagrande\nadattamento e cura dei sottotitoli Daniela Nicolò\ntraduzione Ilaria Patano\nassistenza alla regia Eduard Popescu\nscena e costumi Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande\ndisegno luci Theo Longuemare\nambienti sonori Enrico Casagrande\nfonica Martina Ciavatta\nestratti musicali di Demetrio Cecchitelli\, Dario Moroldo\, David Lynch\,\nWovenhand\, Bon Iver\, Djrum\, Jon Hopkins\, Arvo Part\, Burial\,\nFontaines D.C.\, Dans Dans\, Mechanical Cabaret\, Bones\, Jessica Moss\ngrafica Federico Magli\nvideo Vladimir Bertozzi\nproduzione Motus con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, TPE – Festival delle Colline Torinesi\,Kunstencentrum VIERNULVIER (BE) e Kampnagel (DE)\, residenze artistiche ospitate da AMAT & Comune di Fabriano\, Santarcangelo Festival\, Teatro Galli-Rimini\, Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale”\, Rimi-Imir (NO) e Berner Fachhochschule (CH)\, con il sostegno di MiC\, Regione Emilia-Romagna. \nin collaborazione con Romaeuropa Festival\nin corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello \nLa compagnia italiana Motus presenta per la prima volta insieme i due capitoli del proprio progetto dedicato alla figura di Frankenstein: A love story e A History of Hate. Se nel primo capitolo la solitudine della scrittrice Mary Shelley e delle sue creature diventa spunto per esplorare il confine tra umano e non-umano\, in A History of Hate tratta di quell’inceppo del meccanismo amoroso che provoca un ribaltamento dalle conseguenze irreversibili. È qui che l’amore\, inaspettatamente\, si trasforma in odio\, la benevolenza in violenza\, e le creature\, inascoltate e isolate\, si fanno mostri. Come nel romanzo di Shelley\, dove la creatura è un “infelice”\, qui il mostro nasce dalla solitudine\, dalla sofferenza\, e dal rifiuto\, in un continuo\, doloroso tentativo di trovare un posto nel mondo.
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DESCRIPTION:Viaggio nel Mediterraneo centrale        \nideazione Kepler-452\nregia e drammaturgia Enrico Baraldi e Nicola Borghesi\ncon le parole di Flavio Catalano\, Miguel Duarte\, Giorgia Linardi\, Floriana Pati\, José Ricardo Peña\ncon Nicola Borghesi\, Flavio Catalano\, Miguel Duarte\, Giorgia Linardi\, Floriana Pati\, José Ricardo Peña\nassistente alla regia Roberta Gabriele\nscene e costumi Alberto Favretto\ndisegno luci Maria Domènech\nsuono e musiche Massimo Carozzi\nconsulente per il movimento Marta Ciappina\nprogetto video Enrico Baraldi\nconsulente alla drammaturgia Dario Salvetti\nassistente alla regia volontario e video editor Alberto Camanni\nscene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT\nvideo dello spettacolo Vladimir Bertozzi\nfoto di scena Luca Del Pia\nsi ringrazia Giovanni Zanotti per il fondamentale contributo alla drammaturgia \nproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Metastasio di Prato\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, Théâtre des 13 vents CDN Montpellier (Francia) \nin collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY \nil progetto gode del sostegno del bando Culture Moves Europe\, finanziato dall’Unione Europea e dal Goethe-Institut \nspettacolo in italiano\, inglese\, spagnolo e portoghese con sovratitoli  \nDurata 1 ora e 50 minuti \nLo spettacolo ha debuttato al Teatro Arena del Sole di Bologna il 27 febbraio 2025 \nUna compagnia di teatro si imbarca su una nave di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Non sanno bene cosa stanno cercando\, sanno solo che da tempo sentono parlare di ciò che accade a pochi chilometri dalle coste italiane e vogliono capire in prima persona uno dei fenomeni più drammatici degli ultimi anni: la tratta migratoria più letale al mondo\, un grande rimosso collettivo della civiltà europea. \n A place of safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale\, realizzato in collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY\, è il risultato di un lungo periodo di indagine sul campo intorno al tema della SAR (ricerca e soccorso)\, cominciato con dialoghi tra Enrico Baraldi e Nicola Borghesi – fondatori e componenti della compagnia – e alcuni referenti di ONG\, e proseguito con un periodo di residenza a Lampedusa e con la successiva partenza per la rotta mediterranea a bordo della nave Sea-Watch 5. In quasi cinque settimane di navigazione\, l’equipaggio ha soccorso 156 persone\, sbarcate poi nel “place of safety”\, il porto di La Spezia. La nave\, con Borghesi e Baraldi a bordo\, è tornata in Sicilia al termine della missione. \nDurante il percorso\, gli artisti hanno incontrato alcuni operatori di Life Support – la nave di EMERGENCY e di Sea-Watch\, che sono diventati protagonisti dello spettacolo\, in scena con Nicola Borghesi: Flavio Catalano (ufficiale tecnico sommergibilisti della Marina Militare)\, Miguel Duarte (fisico matematico portoghese); Giorgia Linardi (giurista e portavoce di Sea-Watch\, con esperienze con Medici Senza Frontiere); Floriana Pati (infermiera specializzata in medicina della migrazione); José Ricardo Peña (texano\, figlio di immigrati messicani\, ha lavorato come elettricista sulle navi prima di diventare volontario). \n Le testimonianze raccolte\, relative agli ultimi dieci anni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo\, nella drammaturgia diventano le tappe di una missione: dalle paure prima di partire alle motivazioni che spingono a imbarcarsi\, ciò che accade quando ci si avvicina alla zona delle operazioni\, il soccorso\, fino poi al viaggio di ritorno. Tra le narrazioni dei personaggi una domanda affiora nella mente dei registi: “Come si deve raccontare questa storia?” \nA place of safety è dunque la storia dell’incontro tra una compagnia teatrale e un gruppo di persone che ha deciso di dedicare una parte della propria vita al soccorso in mare\, ma è anche un discorso intimo su ciò che l’Europa vorrebbe essere\, su ciò che non è\, su ciò che potrebbe essere.
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SUMMARY:CASANOVA
DESCRIPTION:Di Fabrizio Sinisi\nliberamente ispirato a Storia della mia vita di Giacomo Casanova \nregia Fabio Condemi\ncon Sandro Lombardi\ne con (in ordine alfabetico) Marco Cavalcoli\, Simona De Leo\, Alberto Marcello\, Betti Pedrazzi\nnel ruolo di Casanova bambino attore in via di definizione\nscene e drammaturgia dell’immagine Fabio Cherstich\ncostumi Gianluca Sbicca\ndisegno luci Giulia Pastore\nmusiche e sound design Andrea Gianessi\nassistente alla regia Andrea Lucchetta \nproduzione LAC Lugano Arte e Cultura\nin coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, TPE – Teatro Piemonte Europa\, Compagnia Lombardi – Tiezzi \nPersonaggi e interpreti\nCasanova – Sandro Lombardi\nMesmerista – Marco Cavalcoli\nHenriette – Simona De Leo\nVoltaire – Alberto Marcello\nMarchesa D’Urfé – Betti Pedrazzi\nCasanova bambino – attore in via di definizione \nDurata 1h e 40’ \nLo spettacolo presenta scene di nudo e luci stroboscopiche. \n Dopo essersi misurato con Pier Paolo Pasolini in Calderón e Thomas Ligotti in Nottuari\, il regista Fabio Condemi torna a collaborare con il LAC portando in scena Casanova\, lavoro di cui Fabio Cherstich firma scenografia e drammaturgia dell’immagine\, su un testo originale di Fabrizio Sinisi. Ispirato alle memorie autobiografiche del celebre intellettuale veneziano Giacomo Casanova\, lo spettacolo si avvale dell’interpretazione di Sandro Lombardi\, grande protagonista del panorama teatrale italiano. \nInverno 1798. Nel Castello di Dux\, in Boemia\, un medico esperto di mesmerismo viene chiamato per visitare un uomo ormai al crepuscolo della vita: Giacomo Casanova\, bibliotecario al servizio del Conte di Waldstein da quindici anni\, vuole recuperare la memoria perduta. Malandato e amareggiato\, Casanova trascorre le sue giornate tra vecchi libri e scontri con i cortigiani che gli parlano in una lingua a lui estranea.\nDurante la seduta mesmerica\, lo stato di coscienza alterato spalanca le porte della memoria di Casanova\, ma i ricordi che affiorano non sono quelli descritti nei suoi Mémoires: sono visioni\, premonizioni\, apparizioni. Il medico ascolta la storia di Casanova\, una storia popolata di fantasmi\, un viaggio in cui compaiono personaggi del suo passato quali il frate Balbi\, la giovane amata Henriette e l’esoterica Marchesa D’Urfé. Ma è davvero la memoria ciò che Casanova cerca? O forse\, giunto alla fine del viaggio\, l’unico vero sollievo è l’oblio?\nCasanova è una riflessione sulla memoria e sul tempo di un’intera epoca. Filosofo\, prestigiatore e truffatore\, Giacomo Casanova ha attraversato il Secolo dei Lumi per spegnersi alla fine del Settecento\, mentre il mondo si trasforma e inizia la modernità. \n Note di drammaturgia Fabrizio Sinsi \nSonata di fantasmi\nCasanova è una meditazione sulla memoria e sul tempo: non solo quelli di Giacomo Casanova\, ma di un’epoca intera. Ci sono personaggi osservando i quali si può misurare la transizione di un’epoca storica. Casanova – nato all’inizio del secolo\, nel 1725\, e morto alle soglie del successivo\, nel 1798 – è uno di questi corpi che funzionano come dei campi di battaglia. Pochi più di lui sono stati così profondamente europei\, espressioni di una cultura esuberante e libera da confini nazionali; pochi più di lui hanno saputo\, quasi loro malgrado\, incarnare un secolo. Giacomo Casanova è forse la più perfetta cartina di tornasole del Settecento\, un secolo che vive uno dei più grandi stravolgimenti culturali\, politici e antropologici che la storia ricordi: la fine dell’aristocrazia e l’ascesa della borghesia; il tramonto dei miti religiosi e l’accelerazione del capitalismo di mercato; l’inizio dell’età dei Lumi e del razionalismo materialista. È il secolo di Kant e della “scomparsa della realtà” a favore della percezione soggettiva del mondo. È il secolo del terremoto di Lisbona\, che nel 1755 sconvolse le coscienze di tutta Europa\, generando la convinzione che non una sapienza divina governasse il la natura\, ma un caso cieco e puramente deterministico. È il secolo di Voltaire\, che infatti compare in scena come uno speaker a commentare gli eventi; è il secolo della tecnologia e delle prime macchine industriali; è il secolo del primo volo a bordo di una mongolfiera\, che destò immenso stupore e fece sognare a tanti il sovvertimento delle leggi della natura per mezzo dell’ingegno umano. Infine\, è il secolo della Rivoluzione Francese\, vero e proprio spartiacque tra due epoche. In tutti questi eventi\, Casanova è stato in qualche modo un testimone\, una coscienza scomoda\, fastidiosa\, tormentata – piena espressione del suo tempo e\, contemporaneamente\, suo elemento rimosso\, qualcosa di tenace\, disturbante e regressivo che il progresso deve espellere per poter evolvere. Quest’uomo malinconico e rancoroso\, rinchiuso come un prigioniero in una piccola biblioteca in Boemia\, non è solo una celebre personalità del tempo che fu: è una maschera tragicomica\, un paradigma che cambia\, un’icona che segna la fine di un mondo e l’inizio di un altro.\nIl teatro\, diceva Artaud\, è dialogo con i morti. Questo è il centro intorno a cui ruota Casanova: il teatro come rito che mette in comunicazione i vivi e i morti\, presente e passato\, quello che c’è\, quello che non c’è più e persino quello che sarà. Il tempo è irrevocabile e scorre in una sola direzione\, ciò che è accaduto una volta non tornerà mai più: questo ricordano continuamente i personaggi che in questa lunga notte vengono a visitare Casanova\, come una specie di monito instancabile. Eppure\, il rito teatrale permette ciò che nella vita è impossibile: infrangere l’univocità del tempo\, invertire il suo flusso\, sparigliare le carte dell’irrevocabile. La vita di Giacomo Casanova è sempre stata un inno alla vitalità: avventuriero\, amante\, giocatore d’azzardo\, latitante\, soldato di ventura\, filosofo itinerante – la sua esistenza è sempre attraversata da un desiderio incontenibile e sfuggente: un’inquietudine\, una continua fuga in avanti. Ora\, nell’ultimo atto della sua vita\, quell’inquietudine diventa emblema di una ribellione disperata contro la mortalità. Questo rappresentano i diversi personaggi di questa sonata di fantasmi: l’affabile e ambiguo mesmerista; il frate Marino Balbi\, compagno di cella di Casanova nel suo periodo di detenzione nel carcere dei Piombi; la giovane amata (e poi abbandonata) Henriette; e soprattutto la lunare\, esoterica e futuristica Marchesa D’Urfé: tentativi di fermare l’entropia del mondo\, di modificare quell’irrevocabilità che fa apparire ogni vita simile a un destino. Ognuno di loro rappresenta un turning-point nella vita di Casanova\, un punto interrogativo della sua biografia\, come un crocevia rimasto drammaticamente aperto. Come ha scritto una volta Friedrich Nietzsche: si ricorda solo ciò che non ha mai smesso di dolorare. \n  \nNote di regia Fabio Condemi \nFantasmi\, memoria\, illuminismo\nInverno 1798: un medico esperto di mesmerismo arriva a Dux\, in Boemia\, per visitare il vecchio bibliotecario. Quel bibliotecario è Giacomo Casanova\, che da quindici anni è al servizio del Conte di Waldstein. Casanova si presenta vecchio e malandato. Sta catalogando dei libri ed è in collera con i cortigiani di Dux che gli parlano in tedesco\, lingua che non conosce. L’unica impresa che lo appassiona ora è la composizione della Histoire de ma vie\, il gigantesco libro di memorie della sua vita\, delle sue avventure\, dei suoi viaggi e delle sue fughe. Arrivato al settimo volume\, Casanova ha iniziato a perdere la memoria e\, terrorizzato\, ha fatto chiamare il mesmerista per recuperarla. Il vecchio Casanova\, eternamente esule e straniero nel Mondo Nuovo\, forza del passato\, è ossessionato dal tempo perduto\, dall’infanzia perduta\, e ricorda per rivivere con tutto se stesso quei momenti. Durante la seduta mesmerica\, Casanova\, in uno stato di coscienza alterato\, comincia a ricordare; ma non sono veri ricordi\, sono diversi da quelli che lui ha descritto nelle memorie\, hanno il carattere di visioni\, premonizioni\, apparizioni. Il medico ascolta la storia di Casanova\, una storia popolata da fantasmi\, da immagini fantasma. La memoria per Casanova comincia con un episodio di epistassi. Un bambino con il sangue che cola copiosamente dal naso. Dopo il ricordo\sogno ad occhi aperti dell’epistassi\, Casanova si ritrova nel buio di un convento\, il letto bianco illuminato dalla luce lunare\, le voci dei preti\, le imposizioni dei preti nei suoi confronti\, i legami con i compagni. Casanova\, ormai profondamente immerso nel sonno mesmerico\, si ritrova in un banchetto veneziano durante la sua ultima notte di libertà. Infatti\, la notte tra il 25 e il 26 luglio 1755 egli fu arrestato e rinchiuso nei Piombi. L’accusa ufficiale era di aver diffuso dei versi antireligiosi. Il medico mesmerista che cerca di farlo guarire\svegliare si confonde nel sogno con il suo compagno di cella\, il frate somasco Marino Balbi. Nella notte della fuga dai Piombi si verifica il terremoto di Lisbona\, evento che scosse le coscienze di un’intera generazione. Il terremoto ebbe una forte influenza su molti pensatori europei dell’Illuminismo\, che dibatterono nell’ambito della cosiddetta filosofia del disastro. Il carattere apparentemente arbitrario con cui persone furono risparmiate o uccise dal terremoto fu utilizzato da Voltaire per screditare il concetto di “miglior mondo possibile”. Casanova fugge da Venezia. Inizia il suo lungo esilio. A Parigi frequenta il salotto della Marchesa D’Urfé\, estimatrice di arti esoteriche. La marchesa\, a detta dello stesso Casanova “folle solo per eccesso di intelligenza”\, col nome iniziatico di Egeria\, era una cultrice di magia\, discepola dell’alchimista Benoît de Maillet detto Taliamed\, “ottima alchimista” lei stessa. La D’Urfé possedeva un vero e proprio laboratorio alchemico ed aveva raccolto nella sua biblioteca una vasta messe di importanti manoscritti\, specialmente paracelsiani. La marchesa lascia il posto a Henriette. Nell’opera autobiografica Casanova narra di essersi imbattuto nell’autunno del 1749\, a Cesena\, in un’affascinante giovane donna francese che\, in fuga dai torti a lei inflitti da marito e suocero\, viaggiava – indossando abiti maschili – alla volta di Parma in compagnia di un anziano Capitano di un reggimento ungherese. La giovane\, la cui educazione e sensibilità tradiscono l’alto lignaggio\, si fa chiamare Henriette. Forse Henriette è l’unica donna che Casanova abbia mai amato\, eppure lui non riesce a ricordarne il volto. L’ultima cosa che Henriette disse a Casanova (anzi scrisse su un vetro) fu “Dimenticherai anche Henriette”. Alla fine della seduta\, il cui scopo era recuperare la memoria perduta\, Casanova capisce che forse quello che deve fare è dimenticare tutto. \nBiografie \nFabrizio Sinisi\nDrammaturgia  \nDrammaturgo\, poeta e scrittore\, nel 2012 debutta come autore teatrale con La grande passeggiata per la regia di Federico Tiezzi. Dal 2010 è dramaturg della Compagnia Lombardi-Tiezzi e consulente artistico del Centro Teatrale Bresciano. Suoi lavori sono stati tradotti e rappresentati anche in Austria\, Croazia\, Egitto\, Francia\, Germania\, Gran Bretagna\, Grecia\, Romania\, Spagna\, Svezia\, Svizzera e Stati Uniti. Collabora stabilmente con “Doppiozero” e con il quotidiano “Domani”. Ha ottenuto diversi premi\, tra cui la menzione dell’American Playwrights Project\, il Premio Testori per la Letteratura e il Premio Nazionale dei Critici di Teatro. Nel 2025 è in uscita per Mondadori il suo primo romanzo.\n \nFabio Condemi\nRegia\nClasse 1988\, si diploma al corso di regia dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma. Successivamente collabora con Giorgio Barberio Corsetti come assistente per regie teatrali e operistiche e progetti didattici. Nel 2018 debutta alla Biennale Teatro di Venezia diretta da Antonio Latella con Jakob Von Gunten\, tratto dal romanzo di Robert Walser. L’anno successivo presenta al teatro India di Roma e al Verdi di Pordenone Questo è il tempo in cui attendo la grazia\, monologo ispirato dalle sceneggiature di Pasolini e interpretato da Gabriele Portoghese. Dal 2019 fa parte\, insieme a DOM\, Industria Indipendente\, mk\, Muta Imago\, del nuovo progetto produttivo e abitativo del Teatro di Roma “Oceano Indiano”. Nel 2020 presenta alla Biennale Teatro di Venezia La filosofia nel boudoir del Marchese de Sade\, spettacolo con cui\, nel 2021\, vince il Premio Ubu per la miglior regia. Per il progetto digitale del LAC Lingua Madre. Capsule per il futuro firma la regia di Analisi Logica dal testo di Riccardo Favaro\, lavoro selezionato all’Incontro del Teatro Svizzero 2022. Nel 2022 porta in scena Calderón di Pier Paolo Pasolini\, realizzato all’interno del progetto internazionale “Prospero Extended Theatre”. Nel 2023 dirige Nottuari\, tratto dalle opere di Thomas Ligotti\, e debutta come regista di opera lirica con The turn of the screw di Benjamin Britten per I teatri di Reggio Emilia. Nel 2024 firma la regia di Ultimi crepuscoli sulla terra\, ispirato alle opere di Roberto Bolano.\n\nSandro Lombardi\nCasanova\nAttore\, drammaturgo e scrittore. Diretto da Federico Tiezzi\, ha interpretato\, tra gli altri\, testi di Aristofane\, Beckett\, Bernhard\, Brecht\, D’Annunzio\, Luzi\, Pasolini\, Pirandello\, Schnitzler. Di grande rilievo i suoi spettacoli da Giovanni Testori\, che hanno rivoluzionato l’immagine dello scrittore lombardo. Per quattro volte\, tra il 1988 e il 2002\, ha ricevuto il Premio Ubu per la migliore interpretazione maschile. Ha inciso su cd le Poesie di Pasolini e l’Inferno di Dante (Garzanti); Il teatro di Giovanni Testori negli spettacoli di Sandro Lombardi e Federico Tiezzi (Edizioni ERI); Cleopatràs di Giovanni Testori. Le più recenti interpretazioni\, unanimemente apprezzate\, sono Antichi Maestri di Thomas Bernhard (2020)\, Scene da Faust di Johann W. Goethe e Il Purgatorio di Mario Luzi (2022). Con la sua prima regia ha diretto Anna Della Rosa in Erodiàs + Mater strangosciàs (2023). Fra teatro\, musica e radio ha lavorato\, tra gli altri\, con Furio Bordon\, Arturo Cirillo\, Giancarlo Cobelli\, Rainer W. Fassbinder\, Roberto Latini\, Claudio Longhi\, Mario Martone\, Riccardo Muti\, Giorgio Pressburger\, Carlo Quartucci\, Pascal Rambert\, Paolo Rosa\, Giorgio Sangati\, Fabrizio Sinisi\, Fabio Vacchi. Ha pubblicato per Garzanti Gli anni felici\, romanzo di formazione vincitore del Premio Bagutta Opera Prima nel 2004. Nel 2009 è uscito il suo primo romanzo\, Le mani sull’amore (Feltrinelli)\, seguito nel 2015 da Queste assolate tenebre (Lindau)\, incentrato sul suo lavoro con Mario Luzi.\n\nMarco Cavalcoli\nMesmerista \nSi forma frequentando il Teatro delle Albe e poi lavorando nella scena sperimentale dei primi anni ‘90\, in particolare con Teatrino Clandestino\, la compagnia di teatro da discoteca Teddy Bear Company e infine Fanny & Alexander\, di cui è membro dal 1998 e con cui è stato in scena in numerose produzioni teatrali\, musicali e installative. Muovendosi tra teatro\, musica\, produzioni audiovisive e radiofoniche\, ha lavorato\, tra gli altri\, con Elvira Frosini e Daniele Timpano\, lacasadargilla\, Nextime Ensemble e Tempo Reale\, Mario Perrotta\, Giorgina Pi\, Mauro Lamanna\, Gob Squad\, Geppy Gleijeses\, Fabio Cherstich\, Fabio Condemi\, Nerval Teatro\, Anagoor\, Silvia Rigon\, Jacopo Panizza e Wang Chong\, Forced Entertainment e Aldes\, Berardo Carboni\, Paolo Bonacelli\, Veronica Cruciani\, Lorenzo Gioielli\, Luigi Polimeni\, Dimitri Grechi Espinoza. Al cinema è stato diretto da Sydney Sibilia\, i Manetti Bros\, Antonio Bigini e Alessandro Soetje\, e come voice actor da Mitra Farahani e Giovanni Piperno. Legge per Ad alta voce e Cose che succedono la notte programmi di Rai Radio 3. Insegna all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” e alla STAP Brancaccio di Roma. Nel 2022 vince il Premio Ubu come migliore attore italiano.\n\nSimona De Leo\nHenriette\nNasce nel 2001 a Cinquefrondi\, provincia di Reggio Calabria. Dopo la maturità scientifica\, frequenta la Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano dove si diploma a giugno del 2024. A dicembre dello stesso anno prende parte allo spettacolo Sogno di una notte di mezza estate (commento continuo) di William Shakespeare/ Riccardo Favaro per la regia di Carmelo Rifici.\n\nAlberto Marcello\nVoltaire \nClasse 1996\, inizia la sua formazione con l’attrice Lea Karen Gramsdorff\, con cui avvierà una lunga collaborazione. Nel 2017 viene ammesso alla Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano diretta da Carmelo Rifici\, dove si formerà\, tra gli altri\, con Alessio Maria Romano\, Francesca della Monica\, Antonio Latella\, Paolo Rossi\, Stefano Massini\, Massimo Popolizio\, Marta Ciappina e Lisa Ferlazzo Natoli. Debutta al Piccolo Teatro di Milano con Doppio sogno\, tratto dall’omonima novella di Arthur Schnitzler\, diretto da Carmelo Rifici\, con cui lavora anche in Ci guardano – prontuario di un innocente\, nell’ambito di Lingua Madre. Capsule per il futuro\, progetto vincitore del Premio speciale Ubu 2021. Dopo il diploma\, prende parte a numerosi spettacoli lavorando con diversi registi\, tra i quali Giacomo Lilliù in Teoria della classe disagiata\, Romeo Gasparini ne Il grande nulla\, Chiara Cingolani in Astra Nostra\, Federico Tiezzi ne Il Purgatorio. La notte lava la mente\, Andrea Chiodi in Sogno di una notte di mezza estate e La Passione\, Giovanni Ortoleva ne La dodicesima notte (o quello che volete) e La signora delle Camelie. In televisione prende parte alla serie Il Mostro\, diretta da Stefano Sollima.\n\nBetti Pedrazzi\nMarchesa D’Urfé \nDiplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma\, inizia a lavorare con Luca Ronconi\, suo primo maestro e regista. In quegli anni fonda la compagnia Il Quadro e gestisce il Teatro Nuovo Eden di Carpi. In teatro\, tra i tanti\, ha lavorato con Luca Ronconi\, Giancarlo Cobelli\, Vincenzo Salemme\, Carlo Cecchi\, Valerio Binasco\, Toni Servillo\, Roberto Andò\, Jean Bellorini. Vince il premio Borgio Verezzi come migliore attrice non protagonista nel ruolo di Emilia in Otello di William Shakespeare ed è candidata al Premio Ubu per la Trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni. Di recente è stata diretta da Lino Musella in Pinter Pary. Al cinema\, tra gli ultimi lavori più significativi\, si ricordano 18 regali di Francesco Amato\, Figli di Mattia Torre e Giuseppe Bonito\, È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino\, Il più bel secolo della mia vita di Alessandro Bardani\, Benvenuti in casa Esposito di Gianluca Ansanelli\, Immaculate\, coproduzione internazionale diretta da Michael Mohan\, Iddu di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza\, in concorso al Festival di Venezia 2024. In televisione ha partecipato a diverse fiction\, tra le ultime Vostro Onore e Il metodo Fenoglio per la regia di Alessandro Casale\, Imma Tataranni di Francesco Amato e Antonia diretta da Chiara Malta.\n\nEdoardo Matteo\nCasanova bambino \nNasce nel 2012 a Milano\, primogenito di tre fratelli. Timido e introverso\, ha sempre amato il mondo dello spettacolo e il cinema\, trovando nella recitazione un modo per impersonificare i suoi personaggi preferiti ed esprimere al massimo se stesso. Nel 2019 si trasferisce in Svizzera\, dove inizia a coltivare la sua passione e a frequentare una scuola di recitazione. Casanova di Fabio Condemi segna il suo debutto sul palcoscenico.\n\nFabio Cherstich\nScene e drammaturgia dell’immagine   \nClasse 1984\, è regista e scenografo di teatro e opera. Il suo lavoro combina una meticolosa attenzione all’estetica visiva con la passione per i nuovi media e i linguaggi artistici contemporanei. Ha lavorato in numerosi teatri\, tra cui Teatro Mariinsky di San Pietroburgo\, Teatro Massimo di Palermo\, Teatro dell’Opera di Roma\, Opera d’Avignone\, Opera di Marsiglia\, Teatro Maillon di Strasburgo\, Teatro Argentina di Roma e I Teatri di Reggio Emilia. Le sue produzioni sono state invitate a prestigiose manifestazioni internazionali\, come Festival di Napoli\, Festival Première-Strasbourg\, Festival Dei Due Mondi di Spoleto\, STUCK Contemporary Art Center Festival di Leuven e la Biennale Teatro di Venezia. È ideatore e regista di Operacamion\, opera-on-the-road descritta dal New York Times come “un progetto unico capace di riportare l’opera alle sue origini”. Come regista di eventi performativi nel campo della moda e del design\, ha collaborato con brand come Cassina\, Gufram\, Memphis Milano\, Fay\, Hermès\, Off-WHITE e Acne Studio. Insegna Estetica della regia teatrale presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e l’Università IULM di Milano. Da sempre interessato all’arte contemporanea\, con particolare attenzione alla scena underground di Manhattan degli anni ‘80 e ‘90\, dal 2019 è curatore del Larry Stanton Estate di New York.\n\nGianluca Sbicca\nCostumi  \nClasse 1973\, studia Scenografia all’Accademia di Brera a Milano. Dopo varie esperienze nel campo della moda\, si avvicina al teatro come assistente di Jacques Reynaud per Lolita – sceneggiatura di Vladimir Nabokov (2001)\, regia di Luca Ronconi\, con il quale collabora anche a Phoenix di Marina Cvetaeva (2001). Sempre del Maestro è il primo spettacolo di cui firma i costumi\, Candelaio di Giordano Bruno (2001). Inizia così un sodalizio artistico con Ronconi\, proseguito per 15 anni\, fino al suo ultimo spettacolo\, Lehman Trilogy. Collabora poi stabilmente con Claudio Longhi\, per il quale firma i costumi di diversi spettacoli\, tra cui La classe operaia va in paradiso e Ho paura torero. Nel corso della sua carriera\, lavora inoltre\, sia per la prosa sia nell’opera lirica\, con numerosi registi\, tra cui Massimo Popolizio\, Stefano Ricci\, Peter Greenaway\, Alvis Hermanis\, Gabriele Lavia\, Federico Tiezzi\, Valter Malosti\, Giorgio Sangati\, Jacopo Gassmann\, Sergio Blanco\, Roberto Latini\, Fabio Condemi\, Fabio Cherstich\, Lino Guanciale\, Fanny & Alexander. Collabora stabilmente con lo stilista Antonio Marras a diverse installazioni e spettacoli teatrali. Nel 2018 vince il Premio Ubu e il Premio Le Maschere del Teatro Italiano per i costumi di Freud o l’interpretazione dei sogni di Federico Tiezzi; nel 2022 riceve il Premio Ubu per i costumi di M Il figlio del secolo di Massimo Popolizio.\n\nGiulia Pastore\nDisegno luci   \nDopo il liceo classico e la laurea in Discipline dello spettacolo dal vivo\, si specializza in light design\, seguendo dal 2012 compagnie di prosa e danza con produzioni e tournée italiane ed internazionali. Ha firmato le luci per Deflorian/Tagliarini (La vegetariana\, Avremo ancora occasione di ballare insieme\, Chi ha ucciso mio padre\, Il cielo non è un fondale\, Memoria di ragazza)\, Carmelo Rifici (Le relazioni pericolose)\, VicoQuartoMazzini (La ferocia)\, Cristina Rizzo (Bolero Effect\, Ikea\, Prelude)\,  Marco D’Agostin (Best Regards\, nominato ai Premi Ubu 2021 come miglior spettacolo di danza)\, Marco Lorenzi (La collezionista e Affabulazione)\, Philippe Kratz (Lydia\, The red shoes\, Camera Obscura)\, Alessio Maria Romano (Principia)\, Giorgia Nardin (Ghisher\, Anahit)\, Fattoria Vittadini (Amor\, Salvaje\, To this pourpose only) e per tutti i lavori di Annamaria Ajmone\, con cui è candidata al Premio Ubu 2022 per il miglior disegno luci. Dal 2018 al 2021 ha curato la direzione tecnica e degli allestimenti di SpazioFattoria\, di T!nk P!nk e del Festival del Silenzio a Milano. Dal 2022 insegna alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano. Nel 2024 vince il Premio Ubu come miglior disegno luci per lo spettacolo La ferocia.\n\nAndrea Gianessi\nMusiche e sound design \nCompositore\, sound designer\, musicista e autore. Laureato con lode in Dams Musica a Bologna\, si dedica alla sperimentazione delle potenzialità drammaturgiche del suono. È fondatore del tsd – teatro dei servi disobbedienti e di DAS – Dispositivo Arti Sperimentali di Bologna\, di cui è nella direzione artistica fino al dicembre 2024. Nel 2025 fonda\, con la regista Federica Amatuccio\, la Diade\, gruppo di ricerca performativa. Realizza musiche e sound design per il teatro\, collaborando con artisti come Fabio Condemi\, Antonio Latella\, Giuseppe Stellato\, Franco Visioli (Stabilemobile)\, Silvia Rigon\, Michela Lucenti (Balletto Civile)\, Fanny & Alexander\, Jacopo Squizzato\, Menoventi\, Mitmacher Teatro\, Ateliersi\, Andrea Centazzo\, Masque Teatro. I suoi lavori vanno in scena in contesti come Emilia Romagna Teatro ERT\, Teatro di Roma\, Teatro Stabile di Torino\, TPE – Teatro Piemonte Europa\, LAC Lugano Arte e Cultura\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli-Venezia Giulia\, Campania Teatro Festival\, Festival delle Colline Torinesi\, Kilowatt Sansepolcro\, Cantiere Poetico Santarcangelo\, Ravenna Festival\, OperaEstate\, Accademia di Belle Arti di Bologna\, La Biennale Teatro di Venezia.\n\nAndrea Lucchetta\nAssistente alla regia \nClasse 1998\, inizia il suo percorso professionale mettendo in scena Cecità di Josè Saramago presso il Teatro Nuovo di Napoli nel 2017. Nel 2021 consegue il diploma di regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Ha curato alcune delle proprie produzioni affiancato dalla guida di professionisti come Giorgio Barberio Corsetti in Sulla strada maestra di Anton Cechov\, Massimiliano Civica in uno studio su Patroni Griffi\, Arturo Cirillo in Questi Fantasmi di Eduardo De Filippo. Collabora come assistente per Sergio Ariotti\, Andrea De Rosa\, Andrea Baracco\, Carlo Cecchi\, Fabio Condemi\, Leonardo Manzan. È il fondatore del collettivo Asilo Republic. Tra i lavori realizzati\, Il Calapranzi di Harold Pinter al Teatro Nuovo di Napoli\, uno studio su Friedrich Dürrenmatt al Teatro India di Roma\, Elettra di Euripide\, Dust to Dust di Robert Farquhar\, L’isola di Arturo di Elsa Morante\, Il tempo di stare insieme di cui cura drammaturgia e regia. Nel 2022 porta in scena La tempesta di William Shakespeare nella traduzione di Eduardo De Filippo al Teatro Olimpico di Roma. Nel 2023 debutta il progetto Shame Culture\, prodotto dal Teatro Elfo Puccini di Milano.
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SUMMARY:STANZA CON COMPOSITORE\, DONNE\, STRUMENTI MUSICALI\, RAGAZZO
DESCRIPTION:testo inedito di Fabrizia Ramondino \nregia e scene Mario Martone\ncon la collaborazione di Ippolita di Majo\ncon Lino Musella\, Iaia Forte\, Tania Garribba\, Totò Onnis\, India Santella\, Matteo De Luca\ncostumi Ortensia De Francesco\nluci Cesare Accetta\ncon i contributi di Ernesto Tatafiore (strumenti musicali)\, Pasquale Scialò (sinfonia degli attacchi)\, Anna Redi (tango)\nassistente alle scene Mauro Rea\nassistente ai costumi Federica Del Gaudio\nassistente alla regia tirocinante Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa” Sharon Amato\nassistente alla regia volontario Gianluca Bonagura\ndirettore di scena Domenico Riso\nmacchinista Nunzio Romano\nfonico Italo Buonsenso\nelettricista Samos Santella\nsarta Roberta Mattera\nfoto di scena Mario Spada \ni diritti dell’opera sono concessi da Zachar International\, Milano\nsi ringrazia per la collaborazione Pietro Tatafiore\nproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale \nDurata: 70 minuti (atto unico) \nFabrizia Ramondino cominciò a frequentare assiduamente il teatro dopo l’esperienza della sceneggiatura di Morte di un matematico napoletano che scrivemmo insieme. Si divertiva moltissimo col mondo dei registi\, degli attori\, dei nuovi autori che veniva a scoprire. Folgorante fu l’incontro con i testi di Thomas Bernhard\, che la spinsero a tuffarsi nella scrittura teatrale. Non per un processo imitativo ma perché vedeva come quella forma drammaturgica poteva corrispondere al suo bisogno di espressione autobiografica diretta\, radicale\, anche violenta nel caso\, e al tempo stesso consentire l’elaborazione di una lingua immaginifica\, colta e complessa\, così come le si addiceva.\nA distanza di trent’anni dalla messa in scena di Terremoto con madre e figlia sono felice di portare all’attenzione degli spettatori un altro suo testo\, Stanza con compositore\, donne\, strumenti musicali\, ragazzo\, che spero contribuisca a mettere in luce Fabrizia Ramondino come autrice della nostra contemporaneità. Le sue prose come il suo teatro esplorano coraggiosamente sentieri espressivi che oggi vengono praticati dagli autori e autrici più interessanti\, credo che Fabrizia sia stata una precorritrice. Mario Martone \nUn uomo\, un compositore\, dal chiuso della sua stanza\, si rivolge al mondo esterno. Nel flusso di questo monologare sbalzano fuori le figure cardine del suo mondo interiore: gli affetti più cari e gli strumenti musicali. Un teatro della mente scolpito da versi che colpiscono al cuore.
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SUMMARY:LETTERE A BERNINI
DESCRIPTION:di Marco Martinelli \nin scena Marco Cacciola\ndisegno luci Luca Pagliano\nscenografia Edoardo Sanchi\nmusiche originali e sound design Marco Olivieri\ntecnico audio Paolo Baldini\nrealizzazione immagini video Filippo Ianiero\nideazione Marco Martinelli\, Ermanna Montanari\nregia Marco Martinelli \ncoproduzione Albe / Ravenna Teatro – Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale \nDurata 75′ \nLettere a Bernini si svolge interamente in un giorno d’estate dell’anno 1667\, esattamente il 3 agosto.\nIn scena\, nel suo studio di scultore\, pittore e architetto\, il vecchio Gian Lorenzo Bernini\, la massima autorità artistica della Roma barocca\, è infuriato con Francesca Bresciani\, intagliatrice di lapislazzuli che ha lavorato per lui nella Fabbrica di San Pietro e che ora lo accusa\, di fronte ai cardinali\, di non pagarle il giusto prezzo per il suo lavoro.\nNell’infuriarsi con la donna\, Bernini evoca l’ombra dell’odiato rivale\, Francesco Borromini\, il geniale architetto ticinese. Un’evocazione ‘in absentia’\, al pari di quelle dei suoi allievi\, ai quali Bernini si rivolge\, discutendo con loro\, mettendoli in posa\, facendoli recitare nelle commedie da lui scritte e dirette\, perché imparino a incarnare gli ‘affetti’\, i sentimenti che dovranno trasferire nel marmo.\nQuando\, poi\, giungerà la notizia inaspettata del suicidio di Borromini\, la furia cederà il passo alla pietas: per la tremenda depressione che aveva colpito il rivale in quegli ultimi anni e\, al contempo\, per l’incessante guerra che gli artisti si fanno\, tutti contro tutti\, per il loro ‘sgomitare sotto il cielo’\, come direbbe Thomas Bernhard.\nTravolto da quella pietas\, Bernini giungerà a riconsiderare l’opera del collega\, riconoscendone l’alto valore.\nChi può comprendere fino in fondo la grandezza di un artista? Il suo rivale. Il suo avversario. Il suo simile.\nAttraverso una drammaturgia in cui la voce monologante dell’attore e quella di Bernini si rincorrono e sovrappongono senza soluzione di continuità a generare sulla scena\, come scolpendo nel vuoto\, presenze\, figure e ricordi\, l’opera di Martinelli ci mostra un Seicento che parla di noi\, sospeso tra il secolo della Scienza nuova e l’attuale imbarbarimento\, sempre più incombente. \nRingraziamenti a Valerio Apice\, Paolo Betta\, Bassi Service\, Nicolò Calandrini\, Assunta di Sante\, Moretti Marmi Graniti s.r.l.\, Gianfelice Facchetti\, Giovanni Gardini\, Roberto Magnani\,  Giuseppe Pagliano\, Massimo Pellegrinetti\, Martina Pisoni\, Simona Turriziani  e a Melania G. Mazzucco per una citazione dal romanzo L’architettrice (Einaudi\, Torino 2019) \nMarco Martinelli è drammaturgo\, regista di teatro e di cinema\, fondatore del Teatro delle Albe (1983) insieme a Ermanna Montanari\, con la quale ne condivide la direzione artistica. Le sue drammaturgie sono pubblicate e messe in scena in Italia e in altre dieci lingue nel mondo. Numerosi i riconoscimenti nazionali e internazionali ricevuti: sette Premi Ubu (l’Oscar del teatro italiano) come regista\, drammaturgo\, pedagogo; il Premio Mess del Festival di Sarajevo\, il Premio Hystrio alla regia\, il Premio alla Carriera assegnato dal Festival “Les Journées Theatrales de Carthage” (Tunisi). Nel 2016 pubblica Aristofane a Scampia (Ponte alle Grazie) in cui racconta l’esperienza della non-scuola\, nata a Ravenna e divenuta un paradigma pedagogico in ambito internazionale. Il libro\, tradotto in francese e pubblicato da Actes Sud\, ha ricevuto il Prix de la Critique come “miglior libro sul teatro” del 2021. Nel campo cinematografico ha realizzato i film Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi (2017)\, The Sky over Kibera (2019)\, ER (2020)\, fedeli d’Amore (2021).  Nel 2024 è stato nominato\, insieme a Ermanna Montanari\, alla direzione artistica del Festival Internazionale Ciclo dei Classici del Teatro Olimpico di Vicenza. \nMarco Cacciola si diploma all’Accademia dei Filodrammatici di Milano nel 1999 e lo stesso anno vince il premio come miglior attore alla VI Rassegna Nazionale delle Accademie e Scuole di Teatro. Negli anni successivi studia ancora con Danio Manfredini\, Peter Clough\, Monique Arnaud\, Peter Brook\, Bruce Myers\, Sotigui Kouyaté. Come attore il suo percorso artistico è stato legato per più di 10 anni ad Antonio Latella\, sotto la cui direzione ha preso parte a molti spettacoli in Italia e all’estero. Ha lavorato anche con Guido De Monticelli\, Bruno Fornasari\, Andrée Ruth Shammah\, Stefano Tomassini\, Elio De Capitani\, Ferdinando Bruni\, Corrado Accordino\, Sergio Fantoni\, Ottavia Piccolo\, Claudio Autelli\, Giorgio Albertazzi\, Konstantin Bogomolov. Nel 2010 fonda\, insieme a Michelangelo Dalisi e Francesco Villano\, la Compagnia indipendente InBalìa. \nEdoardo Sanchi Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Dal 1985 al 1990 ha svolto attività in qualità di assistente alla scenografia per allestimenti firmati da Margherita Palli. Come scenografo ha lavorato in moltissimi teatri e festival italiani ed europei collaborando con numerosi registi di teatro\, opera e danza. É stato invitato dal VCA (Università di Melbourne\, Australia) come Professor in Residence a condurre un master di Scenograﬁa. Dal 2003 ha insegnato Scenograﬁa all’Accademia di Belle Arti di Brera\, Accademia di Belle Arti di Venezia e Accademia di Belle Arti di Carrara ed è docente per il biennio magistrale di scenograﬁa all’Accademia di Belle Arti di Brera. \nLuca Pagliano diplomato come tecnico di palcoscenico alla Paolo Grassi e al SAE INSTITUTE di Milano\, ha lavorato come fonico con diversi artisti\, curato la direzione tecnica del festival di Olinda-Milano\, per poi iniziare stabilmente la collaborazione con le Albe come light designer e co-direttore tecnico in particolare di Malagola Centro di ricerca vocale e sonora fondato e diretto da Ermanna Montanari e Enrico Pitozzi. Ha firmato il disegno luci per due lavori della 77esima edizione del Ciclo dei Classici all’Olimpico di Vicenza con la direzione di Montanari e Martinelli: Moltitudine In Cadenza\, Percuotendo di Giovanni Lindo Ferretti e Notte delle voci diretto da Montanari. \nMarco Olivieri sound designer e compositore ha collaborato con musicisti e artisti di fama internazionale sia in live che in studio. Ha ricoperto i ruoli di fonico di palco\, fonico Front of House\, P.A. manager\, recording engineer. mixing engineer\, sound designer\, direttore tecnico di festival ed eventi musicali. Opera anche in ambito teatrale e performativo\, realizzando progetti e ricerche sulla spazializzazione sonora e la sonorizzazione di spazi non convenzionali collaborando anche al centro di ricerca vocale e sonora MALAGOLA. Tra le diverse collaborazioni: Massive Attack\, Lou Reed\, Scott Gibbons\, Bob Wilson\, Stefano Scodanibbio\, Raffaello Sanzio\, Teatro delle Albe e molti altri.
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SUMMARY:4 5 6
DESCRIPTION:scritto e diretto da Mattia Torre\ncon Massimo De Lorenzo\, Carlo De Ruggieri\, Cristina Pellegrino\ne con Giordano Agrusta\nscene Francesco Ghisu\ncostumi Mimma Montorselli \nproduzione Marche Teatro / Nutrimenti Terrestri / Walsh \nDurata: 80’ \n456 è la storia comica e violenta di una famiglia che\, isolata e chiusa\, vive in mezzo a una valle oltre la quale sente l’ignoto. Padre\, madre e figlio sono ignoranti\, diffidenti\, nervosi. Si lanciano accuse\, rabboccano un sugo di pomodoro lasciato dalla nonna morta anni prima\, litigano\, pregano\, si odiano. Ognuno dei tre rappresenta per gli altri quanto di più detestabile ci sia al mondo. \nE tuttavia occorre una tregua\, perché sta arrivando un ospite atteso da tempo\, che può e deve cambiare il loro futuro. \nTutto è pronto\, tutto è perfetto. Ma la tregua non durerà. \n4 5 6 nasce dall’idea che l’Italia non è un paese\, ma una convenzione. Che non avendo un’unità culturale\, morale\, politica\, l’Italia rappresenti oggi una comunità di individui che sono semplicemente gli uni contro gli altri: per precarietà\, incertezza\, diffidenza e paura; per mancanza di comuni aspirazioni. 4 5 6 è una commedia che racconta come proprio all’interno della famiglia – che pure dovrebbe essere il nucleo aggregante\, di difesa dell’individuo – nascano i germi di questo conflitto: la famiglia sente ostile la società che gli sta intorno ma finisce per incarnarne i valori più deteriori\, incoraggiando la diffidenza\, l’ostilità\, il cinismo\, la paura. 4 5 6 racconta la famiglia come avamposto della nostra arretratezza culturale. \nDallo spettacolo è stato tratto l’omonimo sequel televisivo\, prodotto da Inteatro e andato in onda su La7 all’interno del programma “The show must go off” di Serena Dandini\, e il libro “4 5 6 – Morte alla famiglia”\, edito da Dalai. 456 fa parte de progetto televisivo “Sei pezzi facili – tutto il teatro di Mattia Torre” ripresi con la regia televisiva di Paolo Sorrentino per Rai3. Le pièce teatrali dell’autore\, dalle quali sono stati tratti i film\, sono: ‘Migliore’\, ‘Gola’\, ‘Perfetta’\, ‘Qui e ora’\, ‘465’ e ‘In mezzo al mare’. Tutti i Sei pezzi facili saranno tradotti in inglese all’interno del Progetto Italian and American Playwrights Project curato da Valeria Orani e Frank Hentschker con 369gradi\, Martin E. Segal Theatre Center / Graduate Center CUNY e il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di New York. \nMattia Torre\, sceneggiatore\, autore teatrale e regista. Insieme a Giacomo Ciarrapico è autore\, negli anni ‘90\, delle prime commedie teatrali “Io non c’entro” “Tutto a posto” “Piccole anime” e “L’ufficio”. Nel 2000 pubblica il libro “Faleminderit Aprile ‘99 in Albania durante la guerra”. È co-sceneggiatore del film “Piovono Mucche” di Luca Vendruscolo. Nel 2003 il suo monologo “In mezzo al mare” con Valerio Aprea vince al Teatro Valle di Roma la rassegna Attori in cerca d’autore. Nel 2005 scrive e dirige il monologo teatrale “Migliore”\, con Valerio Mastandrea. È autore del monologo breve “Gola” e dei corti teatrali “Il figurante” e “Sopra di noi”. È stato tra gli autori del programma “Parla con me” di Serena Dandini. Con Ciarrapico e Vendruscolo scrive la serie TV “Buttafuori” e\, dal 2007\, la prima\, la seconda e la terza stagione di “Boris”\, per Fox Italia. Della seconda è anche co-regista. Con gli stessi autori\, scrive e dirige “Boris – il film”. \nNel 2011 scrive “456” che andrà in scena al teatro Piccolo Eliseo\, interpreti Cristina Pellegrino\, Carlo De Ruggieri\, Massimo De Lorenzo e Franco Ravera. Lo spettacolo è prodotto da Pietro Sermonti e Ninni Bruschetta. Negli anni successivi sarà prodotto da Velia Papa per Marche Teatro. Traendo spunto da questo spettacolo Mattia scrive e dirige un sequel televisivo che va in onda all’interno del programma “The show must go off” di Serena Dandini su LA7. Nel 2012 pubblica con Dalai editore la raccolta di tutti i monologhi teatrali nel libro “In mezzo al mare” e il libro “456” che contiene il testo teatrale e le sceneggiature del sequel televisivo. \nNel 2013 scrive e dirige “Qui e ora”. Il debutto ha come interpreti Valerio Aprea e Valerio Mastandrea\, poi nel 2017\, al posto di quest’ultimo ci sarà Paolo Calabresi. \nNel 2014\, con Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo scrivono e dirigono “Ogni maledetto Natale”\, prodotto da Lorenzo Mieli. \nNel 2015 scrive con Corrado Guzzanti la serie Sky “Dov’è Mario?” che andrà in onda nel 2016. In quello stesso anno\, scrive e dirige “La linea verticale”\, il racconto della sua esperienza in ospedale in seguito ad un importante intervento chirurgico. La serie andrà in onda su Raitre nel 2018 prodotta Lorenzo Mieli. Dalla serie verrà tratto il romanzo “La linea verticale”\, edito da Baldini&Castoldi nello stesso anno. Nel 2017 scrive e dirige il monologo “Perfetta” con Geppi Cucciari. Nel Gennaio 2017 al teatro Ambra Jovinelli va in scena una rassegna dedicata al teatro di Mattia con la messa in scena di Qui e ora\, 456 e Migliore. Nel 2018 scrive la sceneggiatura di “Figli”. Nel 2019 inizia la preparazione del film ma la regia sarà poi firmata da Giuseppe Bonito ed uscirà nel 2020.Nel 2019 pubblica per Mondadori una riedizione della raccolta “In mezzo al mare” integrata dal monologo “Perfetta”. \nMattia muore a Roma il 19 Luglio 2019. \nNel 2021 viene pubblicato da Mondadori “A questo poi ci pensiamo”\, una raccolta di racconti e monologhi inediti. Ottobre 2022 esce Boris 4 su Disneyplus\, scritta senza Mattia ma dedicata a lui. \nNel 2022\, Lorenzo Mieli produce per Raitre “Sei pezzi facili – tutto il teatro di Mattia Torre” per la regia televisiva di Paolo Sorrentino. Gli spettacoli vengono girati nel Teatro Ambra Jovinelli e vanno in onda su tra novembre e dicembre 2022 sul Raitre e Raiplay.
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SUMMARY:LE GRANDI COLONNE SONORE 2
DESCRIPTION:M° Paolo Vivaldi dirige l’Orchestra Giovanile di Roma \nomaggio a Nino Rota\, Ennio Morricone\, Ryūichi Sakamoto e altri.  \nDopo il grande successo dello scorso anno proponiamo una nuova edizione del concerto con l’esecuzione sinfonica delle più celebri colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema\, verranno eseguite e introdotte da una breve introduzione del Maestro Vivaldi che ne spiegherà la loro attinenza al film e le loro caratteristiche espressive Il concerto sarà eseguito con il supporto delle immagini dei film sullo schermo
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SUMMARY:BURNT OFFERING (Je: Una Vita in Fiamme)
DESCRIPTION:direttore artistico e coreografia: Jang Hyerim\nvice direttore artistico: Jang Seoyi\ndanza: Jang Hyerim\, Jang Seoyi\, Lee Gowoon\, Lee Sookyung\, Choo Seryoung\nmusica: Park Jihyun\, Cha Haerang\ncomposta e diretta da Ju Bora e Hwang Gina\nassistenti alla coreografia: Jang Seoyi\, Lee Gowoon\ndramaturg: Chae Min\ntesti: Lee Joohee\ndisegno luci: Kim Keonyoung\ntecnico luci: Hong Nayeong\nsound design: Han Changwoon\ncostumi: Min Cheonhong\, Bae Kyoungsool\ndirettore di scena: Park Jonghoon\nproduttore: Uh Jean\n99artcompany di Seoul Corea\nin collaborazione con Istituto Cultura Coreano e Korean Foundation for International Cultural Exchange \nDurata 55’ \nIn tutto il mondo molte delle danze tradizionali nascono da riti religiosi.\nBurnt Offering della compagnia coreana 99artcompany ci invita a riflettere su quali possono essere oggi i nuovi rituali\, per cosa potremmo pregare e come possiamo attingere al passato. \nQuesta creazione\, premiata come miglior produzione ai Seoul Arts Awards\, si basa sulla danza tradizionale “Seungmu” e utilizza la musica coreana\, la voce e il movimento per esprimere le storie contemporanee che bruciano dentro di noi. \nI danzatori si riuniscono all’altare e\, uno alla volta\, offrono il loro sacrificio. Sono operai\, travolti e sopraffatti dal lavoro\, intrappolati in una ripetitiva routine quotidiana\, la loro vita brucia e si consuma senza significato\, ma quando alzano lo sguardo\, mentre nuvole di incenso fluttuano nell’aria\, danno inizio a una danza che arde\, avvolgendo tutti i sensi e risuonando nell’anima.\nIn un mondo opprimente e alienante\, il loro gesto diventa un sacrificio alla ricerca di senso\, bellezza e pace. \n99artcompany\, diretta dalla coreografa Jang Hyerim\, sviluppa la sua ricerca partendo dall’unicità della tradizione coreana riletta attraverso uno sguardo contemporaneo. Fondata nel 2014\, le sue creazioni superano l’idea di una tradizione standardizzata e propongono una visione che sottolinea l’importanza del ruolo dell’arte nel guidare i cambiamenti della nostra società.
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DESCRIPTION:ideazione e regia Fabiana Iacozzilli dramaturg Linda Dalisi\ncon Andrei Balan\, Francesco Meloni\, Marta Meneghetti\, Giselda Ranieri\, Evelina Rosselli\, Isacco Venturini\, Simone Zambelli scene Paola Villani\nCoop. La Fabbrica dell’Attore (E.T.S.) iscritta all’Albo delle Cooperative n.A138933 Partita Iva 00987471000 C.F. 01340410586\nvia Giacinto Carini n.78 00152 Roma tel. 065881021 fax 065816623 E-mail: amministrazione@teatrovascello.it\nwww.teatrovascello.it\nmusica e suono Franco Visioli luci Raffaella Vitiello animazione cura Michela Aiello produzione Teatro Stabile dell’Umbria in coproduzione con Cranpi\, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello\nCon Oltre\, Fabiana Iacozzilli torna al Romaeuropa Festival per raccontare una storia di sopravvivenza e trasformazione. Scritta da Linda Dalisi\, la pièce è ispirata al disastro aereo sulle Ande del 1972: sedici giovani in lotta contro il freddo\, la fame e la morte. Il loro atto più estremo – nutrirsi dei compagni perduti – diventa sacro\, comunione tra vivi e morti. Il rugby\, gioco di corpi intrecciati\, diventa simbolo di resistenza: nella mischia\, ci si tiene e si spinge avanti insieme. Nella neve\, la fusoliera spezzata è grembo e tomba\, rifugio e prigione. Le marionette di Paola Villani trasformano la sofferenza in visione: corpi che appassiscono\, si fratturano\, si fondono l’uno nell’altro. Oltre non è una storia di catastrofe\, ma di rinascita. Di ciò che resta\, di ciò che ci tiene in vita. E della memoria\, che si rifiuta di lasciar scomparire i morti.
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SUMMARY:LA DIVA DEL BATACLAN
DESCRIPTION:regia\, drammaturgia e testi Gabriele Paolocà con Claudia Marsicano\nmusiche originali Fabio Antonelli\ncon Claudia Marsicano \naiuto regia Marco Fasciana\nscene Rosita Vallefuoco\nluci Martìn Emanuel Palma\ncostumi Anna Coluccia\nprodotto da Cranpi\, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione\, Romaeuropa Festival\ncon il contributo di MiC – Ministero dei Beni Culturali\ncon il sostegno di Teatro Biblioteca Quarticciolo \nufficio stampa Antonella Mucciaccio \nin collaborazione con Romaeuropa Festival \nin corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello \nLa Diva del Bataclan è un musical che scava nelle pieghe oscure di una società ossessionata dalla fama e dalla redenzione. Creato da Gabriele Paolocà\, con musiche di Fabio Antonelli\, lo spettacolo racconta la storia di Audrey\, una giovane donna disposta a tutto pur di sfuggire a una realtà da cui si sente lontana. Claudia Marsicano dà vita a questa figura ambigua\, reinventando se stessa come sopravvissuta agli attacchi del Bataclan in un pericoloso gioco tra finzione e realtà. Gli attacchi del 13 novembre 2015 sono stati l’epicentro di un’esplosione mediatica\, dove dolore e solidarietà hanno preso forma e voce sui social media\, ma anche – nella contraddizione che segna il nostro presente – sono diventati terreno fertile per l’invidia per la visibilità di chi è al centro della tragedia. In un mondo di immagini e parole\, che amplifica il dramma trasformandolo in spettacolo\, emerge il terreno fertile per la creazione di “false vittime”: figure che scelgono di aumentare la propria visibilità appropriandosi del dolore altrui. Nel suo disperato desiderio di riscatto\, Audrey si immerge in un’identità costruita\, sfidando la realtà e i suoi confini\, e si trasforma in una martire\, la “Diva del Bataclan”. Rocker (riferendosi alla band Eagles of Death Metal che si esibì la notte del tragico evento)\, è pronta a trascinare il pubblico in un vortice dove ogni nota racconta il desiderio di reinventarsi e scomparire\, di essere vista a ogni costo. \nGabriele Paolocà è regista\, drammaturgo e attore teatrale e cinematografico. È membro fondatore della compagnia VicoQuartoMazzini\, con la quale dal 2010 esplora opere originali e rivisitazioni di grandi classici teatrali e letterari. Nel 2024\, con VQM\, ha vinto 4 Premi Ubu (Miglior Spettacolo\, Miglior Attore\, Miglior Attrice\, Miglior Disegno Luci) per La Ferocia e nel 2021 ha ricevuto il Premio Hystrio come migliore compagnia emergente italiana. Tra i suoi lavori: La Ferocia (2023)\, tratto dal romanzo di Nicola Lagioia\, prodotto da SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, LAC Lugano Arte e Cultura\, Romaeuropa Festival\, Tric Teatri di Bari e Teatro Nazionale di Genova; Livore. Mozart & Salieri (2020)\, prodotto da SCARTI e Festival delle Colline Torinesi; Vieni su Marte (2018)\, sostenuto da Mibact e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina”; Leave the Kids Alone (2018)\, installazione prodotta da Fabulamundi Playwriting Europe; Karamazov (2017)\, progetto speciale che debutta al Teatro Petruzzelli di Bari; Little Europa (2016)\, rielaborazione del Piccolo Eyolf di Henrik Ibsen\, selezionato dall’Ibsen Festival di Oslo; e Amleto Fx (2015)\, vincitore dell’In-box Award e della categoria Direction Under 30. \nClaudia Marsicano è un’attrice di cinema e teatro\, performer e regista\, vincitrice del Premio Ubu 2017 come Migliore Attrice e Performer Under 35. È nota per le sue interpretazioni teatrali in R.osa di Silvia Gribaudi\, candidato al Premio Ubu 2017 come Miglior Spettacolo di Danza e portato in tournée in tutto il mondo\, e in Socialmente e Tropicana della compagnia milanese Frigoproduzioni. Ha inoltre lavorato con la compagnia LeviedelFool in Heretico e Made in China. La Marsicano ha partecipato al film Mi chiedo quando ti mancherò\, regia di Francesco Fei. Nel 2021 è stata scelta da Cattleya per interpretare il ruolo di Caterina nella versione italiana di This Is Us\, intitolata Noi. \nFabio Antonelli è un compositore e polistrumentista. Ha composto e prodotto musica per film\, TV\, teatro\, mostre fotografiche e videogiochi in Italia\, Stati Uniti\, Nigeria e Cina. Vivendo tra Roma\, Los Angeles e Pechino\, Antonelli ha collaborato nel corso degli anni con il fotografo Steve McCurry\, Eimear Noone\, direttore d’orchestra degli Oscar 2020 e direttore d’orchestra delle colonne sonore dei videogiochi Blizzard\, e con la China Central Television (CCTV). Collabora regolarmente con il fumettista e animatore Sio (Scottecs) e ha composto le musiche per il suo primo film d’animazione\, “La mosca più grande del mondo”\, prodotto da I Wonder Pictures. Antonelli è anche l’ideatore del podcast “SuonA Tipo Bene”\, che ha totalizzato oltre 330.000 ascolti in Italia.
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SUMMARY:FRANKENSTEIN (a love story) + FRANKENSTEIN (a history of hate)
DESCRIPTION:uno spettacolo di Motus\nideazione e regia di Daniela Nicolò & Enrico Casagrande \ndrammaturgia Ilenia Caleo \ncon Silvia Calderoni\, Alexia Sarantopoulou\, Enrico Casagrande\nadattamento e cura dei sottotitoli Daniela Nicolò\ntraduzione Ilaria Patano\nassistenza alla regia Eduard Popescu\nscena e costumi Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande\ndisegno luci Theo Longuemare\nambienti sonori Enrico Casagrande\nfonica Martina Ciavatta\nestratti musicali di Demetrio Cecchitelli\, Dario Moroldo\, David Lynch\,\nWovenhand\, Bon Iver\, Djrum\, Jon Hopkins\, Arvo Part\, Burial\,\nFontaines D.C.\, Dans Dans\, Mechanical Cabaret\, Bones\, Jessica Moss\ngrafica Federico Magli\nvideo Vladimir Bertozzi\nproduzione Motus con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, TPE – Festival delle Colline Torinesi\,Kunstencentrum VIERNULVIER (BE) e Kampnagel (DE)\, residenze artistiche ospitate da AMAT & Comune di Fabriano\, Santarcangelo Festival\, Teatro Galli-Rimini\, Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale”\, Rimi-Imir (NO) e Berner Fachhochschule (CH)\, con il sostegno di MiC\, Regione Emilia-Romagna. \nin collaborazione con Romaeuropa Festival\nin corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello \nLa compagnia italiana Motus presenta per la prima volta insieme i due capitoli del proprio progetto dedicato alla figura di Frankenstein: A love story e A History of Hate. Se nel primo capitolo la solitudine della scrittrice Mary Shelley e delle sue creature diventa spunto per esplorare il confine tra umano e non-umano\, in A History of Hate tratta di quell’inceppo del meccanismo amoroso che provoca un ribaltamento dalle conseguenze irreversibili. È qui che l’amore\, inaspettatamente\, si trasforma in odio\, la benevolenza in violenza\, e le creature\, inascoltate e isolate\, si fanno mostri. Come nel romanzo di Shelley\, dove la creatura è un “infelice”\, qui il mostro nasce dalla solitudine\, dalla sofferenza\, e dal rifiuto\, in un continuo\, doloroso tentativo di trovare un posto nel mondo.
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SUMMARY:A PLACE OF SAFETY
DESCRIPTION:Viaggio nel Mediterraneo centrale        \nideazione Kepler-452\nregia e drammaturgia Enrico Baraldi e Nicola Borghesi\ncon le parole di Flavio Catalano\, Miguel Duarte\, Giorgia Linardi\, Floriana Pati\, José Ricardo Peña\ncon Nicola Borghesi\, Flavio Catalano\, Miguel Duarte\, Giorgia Linardi\, Floriana Pati\, José Ricardo Peña\nassistente alla regia Roberta Gabriele\nscene e costumi Alberto Favretto\ndisegno luci Maria Domènech\nsuono e musiche Massimo Carozzi\nconsulente per il movimento Marta Ciappina\nprogetto video Enrico Baraldi\nconsulente alla drammaturgia Dario Salvetti\nassistente alla regia volontario e video editor Alberto Camanni\nscene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT\nvideo dello spettacolo Vladimir Bertozzi\nfoto di scena Luca Del Pia\nsi ringrazia Giovanni Zanotti per il fondamentale contributo alla drammaturgia \nproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Metastasio di Prato\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, Théâtre des 13 vents CDN Montpellier (Francia) \nin collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY \nil progetto gode del sostegno del bando Culture Moves Europe\, finanziato dall’Unione Europea e dal Goethe-Institut \nspettacolo in italiano\, inglese\, spagnolo e portoghese con sovratitoli  \nDurata 1 ora e 50 minuti \nLo spettacolo ha debuttato al Teatro Arena del Sole di Bologna il 27 febbraio 2025 \nUna compagnia di teatro si imbarca su una nave di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Non sanno bene cosa stanno cercando\, sanno solo che da tempo sentono parlare di ciò che accade a pochi chilometri dalle coste italiane e vogliono capire in prima persona uno dei fenomeni più drammatici degli ultimi anni: la tratta migratoria più letale al mondo\, un grande rimosso collettivo della civiltà europea. \n A place of safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale\, realizzato in collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY\, è il risultato di un lungo periodo di indagine sul campo intorno al tema della SAR (ricerca e soccorso)\, cominciato con dialoghi tra Enrico Baraldi e Nicola Borghesi – fondatori e componenti della compagnia – e alcuni referenti di ONG\, e proseguito con un periodo di residenza a Lampedusa e con la successiva partenza per la rotta mediterranea a bordo della nave Sea-Watch 5. In quasi cinque settimane di navigazione\, l’equipaggio ha soccorso 156 persone\, sbarcate poi nel “place of safety”\, il porto di La Spezia. La nave\, con Borghesi e Baraldi a bordo\, è tornata in Sicilia al termine della missione. \nDurante il percorso\, gli artisti hanno incontrato alcuni operatori di Life Support – la nave di EMERGENCY e di Sea-Watch\, che sono diventati protagonisti dello spettacolo\, in scena con Nicola Borghesi: Flavio Catalano (ufficiale tecnico sommergibilisti della Marina Militare)\, Miguel Duarte (fisico matematico portoghese); Giorgia Linardi (giurista e portavoce di Sea-Watch\, con esperienze con Medici Senza Frontiere); Floriana Pati (infermiera specializzata in medicina della migrazione); José Ricardo Peña (texano\, figlio di immigrati messicani\, ha lavorato come elettricista sulle navi prima di diventare volontario). \n Le testimonianze raccolte\, relative agli ultimi dieci anni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo\, nella drammaturgia diventano le tappe di una missione: dalle paure prima di partire alle motivazioni che spingono a imbarcarsi\, ciò che accade quando ci si avvicina alla zona delle operazioni\, il soccorso\, fino poi al viaggio di ritorno. Tra le narrazioni dei personaggi una domanda affiora nella mente dei registi: “Come si deve raccontare questa storia?” \nA place of safety è dunque la storia dell’incontro tra una compagnia teatrale e un gruppo di persone che ha deciso di dedicare una parte della propria vita al soccorso in mare\, ma è anche un discorso intimo su ciò che l’Europa vorrebbe essere\, su ciò che non è\, su ciò che potrebbe essere.
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SUMMARY:LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA
DESCRIPTION:di Tennessee Williams \ntraduzione Monica Capuani\nregia Leonardo Lidi\ncon Valentina Picello\, Fausto Cabra\, Orietta Notari\, Nicola Pannelli\, Giuliana Vigogna\, Giordano Agrusta\, Riccardo Micheletti\, Greta Petronillo\, Nicolò Tomassini\nscene e luci Nicolas Bovey\ncostumi Aurora Damanti\nsuono Claudio Tortorici\nassistente regia Alba Maria Porto\nTeatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale\, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale \nLa gatta sul tetto che scotta viene presentato per gentile concessione de la University of the South\, Sewanee\, Tennesee. \nDopo Lo zoo di vetro Leonardo Lidi torna a Tennessee Williams allestendone il primo grande successo teatrale: La gatta sul testo che scotta\, andato in scena in prima assoluta a Chicago nel 1944. Una ricca famiglia del Sud degli Stati Uniti entra in crisi di fronte alla morte annunciata del padre-padrone\, mettendo in mostra l’avidità e la debolezza di carattere dei due figli\, ed in particolare il dramma di Brick e di sua moglie\, la gatta del titolo. Brick e Maggie vivono insieme ma da tempo non hanno rapporti sessuali\, per volere di lui\, che ritiene la moglie responsabile del suicidio del suo amico Skipper. Ritratto formidabile di un uomo che lotta rabbiosamente “contro la luce che muore” (sono versi di Dylan Thomas)\, questa è una delle prime e più violente prese di posizione a proposito del tema dell’omosessualità\, significativamente scomparso nella notissima versione cinematografica di Elia Kazan\, interpretata da Paul Newman e Liz Taylor. Il teatro di Leonardo Lidi\, regista residente del Teatro Stabile di Torino\, si muove da tempo attraverso le pagine dei più grandi autori per la scena (García Lorca\, Čechov\, Molière)\, focalizzando il proprio lavoro sui delicati rapporti familiari e sulla tenerezza dei sentimenti negati\, un punto di vista registico che gli è valso numerosi riconoscimenti da parte della critica.
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SUMMARY:FELICISSIMA JURNATA
DESCRIPTION:Finalista Forever Young – La Corte Ospitale 2022\nVincitore del premio Giuria Popolare – Dante Cappelletti 2021 \ndrammaturgia e regia Emanuele D’Errico\ncon Antonella Morea e Dario Rea\ne con le voci delle donne e degli uomini del Rione Sanità\nscene Rosita Vallefuoco\nmusiche originali Tommy Grieco\nsuono Hubert Westkemper\nluci Desideria Angeloni\ncostumi Rosario Martone\naiuto regia Clara Bocchino\nrealizzazione scene Mauro Rea\nmacchinista Michele Lubrano Lavadera\nfonico Stefano Cammarota\nfoto di scena Laila Pozzo\nufficio stampa Linee Relations (Valeria Bonacci\, Giorgia Simonetta) \nproduzione Cranpi\, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Putéca Celidònia\nin collaborazione con La Corte Ospitale – Forever Young 2022\ncon il sostegno di Teatro Biblioteca Quarticciolo\ne di C.RE.A.RE Campania Centro di residenze della Regione Campania \ndurata 60’ \nFelicissima jurnata cerca di cogliere l’essenza o\, forse\, l’assenza di vita reale che unisce sul filo della solitudine il basso napoletano e quel che ne resta di Giorni Felici di Beckett.\nDal 2018 Putéca Celidònia vive attivamente il Rione Sanità di Napoli portando il teatro in mezzo ai vicoli bui ed abbandonati.\n“Ci è successo\, dopo aver gradualmente preso confidenza\, di entrare in alcuni bassi (la tipica abitazione al piano terra con ingresso su strada) e di trovare una situazione surreale.\nCosì abbiamo deciso di iniziare un viaggio!\nNello zaino abbiamo messo la macchina da presa\, il quaderno degli appunti e le domande che il testo di Giorni Felici ci ha mosso\, immergendoci nelle storie delle persone che ci hanno sorpreso\, rapito e portato su di una strada imprevista.\nE tra un’intervista e l’altra abbiamo domandato loro chi fosse Beckett e nessuno lo aveva mai sentito nominare. Eppure ci sembravano così vicini\, così familiari.\nIl testo è venuto da sé\, lo hanno scritto loro: le storie di Assunta\, Pasqualotto\, Angela e di tutti gli altri sono così pregne da poterci scrivere romanzi per ognuno di loro. Questo testo è anche la storia di una donna di centonove anni C-E-N-T-O-N-O-V-E ANNI che ancora si trucca\, che mette lo smalto e “sente” la gente intorno che suona e che canta.\nDi queste storie si compone Felicissima jurnata\, che pone l’accento sulla paralisi emotiva e fisica che queste persone si impongono per mancanza di mezzi. Molti di loro non sono mai usciti dalla loro città – nel migliore dei casi – e nel peggiore non sono mai usciti dal proprio quartiere e chissà da quanto tempo dalla propria casa. Non è prigionia questa? È una prigionia consapevole o inconsapevole?”
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DESCRIPTION:sei giorni per sei grandi ritratti femminili\ntesti originali di Andrea Chiodi e Francesco Biagetti\, Maurizio De Giovanni\, Norma Jeane\, Dacia Maraini\, Eugenio Murrali\, Sandra Petrignani \ncon Mariangela D’Abbraccio e Manuela Kustermann \n\nCamille Claudel di Dacia Maraini – 6 maggio h 21 con Mariangela D’Abbraccio\nMarie Curie di Sandra Petrignani – 7 maggio h 21 con Manuela Kustermann\, accompagnata al pianoforte da Cinzia Merlin\nMarilyn Monroe i suoi diari segreti – 8 maggio h 21 con Mariangela D’Abbraccio\, accompagnata al contrabbasso da Dario Piccioni\nMaria Montessori di Eugenio Murrali – 9 maggio h 21 con Mariangela D’Abbraccio e Manuela Kustermann\, accompagnata al contrabbasso da Dario Piccioni e al pianoforte da Cinzia Merlin\nRosa Luxemburg di Viola Ardone è stata sostituita con Eleonora Duse di Andrea Chiodi e Francesco Biagetti Sogno di un mattino di Primavera. D’Annunzio e la Duse – 10 maggio h 19 con Manuela Kustermann accompagnata al pianoforte da Cinzia Merlin\nBillie Holiday di Maurizio De Giovanni – 11 maggio h 17 con Mariangela D’Abbraccio\, accompagnata al contrabbasso da Dario Piccioni e al pianoforte da Cinzia Merlin\n\nun progetto di Mariangela D’Abbraccio \nregia Francesco Tavassi\nproduzione La Fabbrica dell’Attore / Teatro Vascello \nIl progetto\, si articola in sei giorni.\nOgni replica è dedicata ad una grande figura femminile.\nOgni ritratto sarà opera di un autore diverso\, pensato per una sola voce\, in forma monologo/reading.\nUn viaggio attraverso il grande talento femminile che ha inciso\, segnato e modificato la nostra storia\, passando spesso attraverso dure battaglie sociali\, discriminazioni e sofferenze. Hanno aderito al progetto\, alcune delle firme più prestigiose e talentuose del nostro panorama autoriale. \nCamille\, la scultrice geniale e incompresa\, che fu tra le prime ad esprimersi attraverso una forma d’arte\, fino allora maschile. Consumata dalla passione per il suo maestro/amante Auguste Rodin e rinchiusa dalla stessa madre in manicomio\, dove muore dimenticata da tutti. Billie\, la signora triste del jazz\, cresciuta fra violenza e degrado ma capace\, a soli 24 anni\, di sfidare con la voce le discriminazioni razziali cantando Strange Fruit. \nMarie\, scienziata fra le più brillanti del Novecento\, insignita di due Premi Nobel\, per i suoi studi sulle radiazioni e per aver scoperto il radio e il polonio. Muore tradita dalle radiazioni oggetto della sua ricerca. \nEleonora la più grande attrice del novecento\, la “DIVINA” acclamata in tutto il mondo\, rivale di Sarah Bernardth.\nAttrice originale\, sperimentatrice\, simbolo indiscusso del teatro moderno\, fu sempre alla ricerca di ruoli diversi dai soliti cliché melodrammatici\, e la prima a recitare Ibsen\, fino alla scoperta della prosa di D’annunzio che lei portò al successo e con il quale ebbe una lunga relazione. In un mondo prevalentemente maschile\, formò la sua compagnia indipendente che riuscì a mantenere con grandi sforzi\, sottoponendosi a estenuanti tournée in italia e all’estero pur di riuscire a portare avanti le sue istanze poetiche anche quando le fu diagnosticata la tubercolosi.\nIl suo stile ha rivoluzionato il modo di recitare divenendo un modello valido ancora oggi\, privo di barocchismi e civetterie. \nMarilyn\, la più grande diva del cinema e icona di femminilità\, prigioniera della sua immagine e della crudeltà dello star system\, fu vittima del potere maschile intellettuale e politico dei suoi anni fino alla sua precoce e misteriosa morte. \nMaria\, è stata una pedagogista\, educatrice e medica italiana\, internazionalmente nota per il metodo educativo che prende il suo nome\, adottato in migliaia di scuole dell’infanzia\, elementari\, medie e superiori in tutto il mondo. Fu tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia\, attiva nella lotta per l’emancipazione femminile e costretta ad abbandonare l’Italia per le sue idee. \nSei donne di eccezionale talento e di struggente umanità\, vittime di discriminazione e protagoniste di grandi battaglie\, che hanno segnato in modo determinante la Storia e le storie di noi tutti. A raccontarle\, attraverso differenti registri narrativi\, sei autori per sei narrazioni in forma di reading pensate per due voci\, quelle di Mariangela D’Abbraccio e Manuela Kustermann\, protagoniste del nostro teatro\, interpreti fra le più attente e sensibili della scena italiana. \nSei diverse performance che compongono un percorso drammaturgico e restituiscono tutta la fragilissima potenza di donne straordinarie.
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DESCRIPTION:sei giorni per sei grandi ritratti femminili\ntesti originali di Andrea Chiodi e Francesco Biagetti\, Maurizio De Giovanni\, Norma Jeane\, Dacia Maraini\, Eugenio Murrali\, Sandra Petrignani \ncon Mariangela D’Abbraccio e Manuela Kustermann \n\nCamille Claudel di Dacia Maraini – 6 maggio h 21 con Mariangela D’Abbraccio\nMarie Curie di Sandra Petrignani – 7 maggio h 21 con Manuela Kustermann\, accompagnata al pianoforte da Cinzia Merlin\nMarilyn Monroe i suoi diari segreti – 8 maggio h 21 con Mariangela D’Abbraccio\, accompagnata al contrabbasso da Dario Piccioni\nMaria Montessori di Eugenio Murrali – 9 maggio h 21 con Mariangela D’Abbraccio e Manuela Kustermann\, accompagnata al contrabbasso da Dario Piccioni e al pianoforte da Cinzia Merlin\nRosa Luxemburg di Viola Ardone è stata sostituita con Eleonora Duse di Andrea Chiodi e Francesco Biagetti Sogno di un mattino di Primavera. D’Annunzio e la Duse – 10 maggio h 19 con Manuela Kustermann accompagnata al pianoforte da Cinzia Merlin\nBillie Holiday di Maurizio De Giovanni – 11 maggio h 17 con Mariangela D’Abbraccio\, accompagnata al contrabbasso da Dario Piccioni e al pianoforte da Cinzia Merlin\n\nun progetto di Mariangela D’Abbraccio \nregia Francesco Tavassi\nproduzione La Fabbrica dell’Attore / Teatro Vascello \nIl progetto\, si articola in sei giorni.\nOgni replica è dedicata ad una grande figura femminile.\nOgni ritratto sarà opera di un autore diverso\, pensato per una sola voce\, in forma monologo/reading.\nUn viaggio attraverso il grande talento femminile che ha inciso\, segnato e modificato la nostra storia\, passando spesso attraverso dure battaglie sociali\, discriminazioni e sofferenze. Hanno aderito al progetto\, alcune delle firme più prestigiose e talentuose del nostro panorama autoriale. \nCamille\, la scultrice geniale e incompresa\, che fu tra le prime ad esprimersi attraverso una forma d’arte\, fino allora maschile. Consumata dalla passione per il suo maestro/amante Auguste Rodin e rinchiusa dalla stessa madre in manicomio\, dove muore dimenticata da tutti. Billie\, la signora triste del jazz\, cresciuta fra violenza e degrado ma capace\, a soli 24 anni\, di sfidare con la voce le discriminazioni razziali cantando Strange Fruit. \nMarie\, scienziata fra le più brillanti del Novecento\, insignita di due Premi Nobel\, per i suoi studi sulle radiazioni e per aver scoperto il radio e il polonio. Muore tradita dalle radiazioni oggetto della sua ricerca. \nEleonora la più grande attrice del novecento\, la “DIVINA” acclamata in tutto il mondo\, rivale di Sarah Bernardth.\nAttrice originale\, sperimentatrice\, simbolo indiscusso del teatro moderno\, fu sempre alla ricerca di ruoli diversi dai soliti cliché melodrammatici\, e la prima a recitare Ibsen\, fino alla scoperta della prosa di D’annunzio che lei portò al successo e con il quale ebbe una lunga relazione. In un mondo prevalentemente maschile\, formò la sua compagnia indipendente che riuscì a mantenere con grandi sforzi\, sottoponendosi a estenuanti tournée in italia e all’estero pur di riuscire a portare avanti le sue istanze poetiche anche quando le fu diagnosticata la tubercolosi.\nIl suo stile ha rivoluzionato il modo di recitare divenendo un modello valido ancora oggi\, privo di barocchismi e civetterie. \nMarilyn\, la più grande diva del cinema e icona di femminilità\, prigioniera della sua immagine e della crudeltà dello star system\, fu vittima del potere maschile intellettuale e politico dei suoi anni fino alla sua precoce e misteriosa morte. \nMaria\, è stata una pedagogista\, educatrice e medica italiana\, internazionalmente nota per il metodo educativo che prende il suo nome\, adottato in migliaia di scuole dell’infanzia\, elementari\, medie e superiori in tutto il mondo. Fu tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia\, attiva nella lotta per l’emancipazione femminile e costretta ad abbandonare l’Italia per le sue idee. \nSei donne di eccezionale talento e di struggente umanità\, vittime di discriminazione e protagoniste di grandi battaglie\, che hanno segnato in modo determinante la Storia e le storie di noi tutti. A raccontarle\, attraverso differenti registri narrativi\, sei autori per sei narrazioni in forma di reading pensate per due voci\, quelle di Mariangela D’Abbraccio e Manuela Kustermann\, protagoniste del nostro teatro\, interpreti fra le più attente e sensibili della scena italiana. \nSei diverse performance che compongono un percorso drammaturgico e restituiscono tutta la fragilissima potenza di donne straordinarie.
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SUMMARY:SALVEREMO IL MONDO PRIMA DELL’ALBA
DESCRIPTION:Uno spettacolo di CARROZZERIA ORFEO \nDrammaturgia Gabriele Di Luca\nCon (in o.a.)\nSebastiano Bronzato\nAlice Giroldini\nSergio Romano\nRoberto Serpi\nMassimiliano Setti\nIvan Zerbinati\nRegia Gabriele Di Luca\, Massimiliano Setti\, Alessandro Tedeschi\nAssistente alla regia Matteo Berardinelli\nConsulenza filosofica Andrea Colamedici – TLON\nMusiche originali Massimiliano Setti\nScenografia e luci Lucio Diana\nCostumi Stefania Cempini\nDirezione tecnica Alice Mollica e Andrea Gagliotta\nTecnico elettricista Ermanno Marini\nCreazioni video Igor Biddau\nCon la partecipazione video di Elsa Bossi\, Sofia Ferrari e Nicoletta Ramorino \nUna coproduzione Marche Teatro\, Teatro dell’Elfo\, Teatro Nazionale di Genova\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\nin collaborazione con Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale  \nDurata dello spettacolo 135’ senza intervallo \nLinguaggio esplicito  \nDopo aver esplorato in diversi spettacoli il mondo degli ultimi\, dei reietti\, degli esclusi e dei perdenti\, in questa nuova produzione Carrozzeria Orfeo indaga il mondo del benessere e dell’apparente successo\, attraverso il racconto dei primi\, dei vincenti\, della classe dirigente\, dei ricchi\, paradossalmente\, però\, imprigionati nello stesso vortice di responsabilità asfissianti\, doveri castranti\, sensi di colpa e infelicità che appartengono a tutti e\, quindi\, frantumati da tutto ciò che la mentalità capitalista non può comprare: l’amore per se stessi\, la purezza dei sentimenti\, gli affetti sinceri\, la ricerca di un senso autentico nell’esistenza. \nNOTE DI DRAMMATURGIA di Gabriele Di Luca \n“Il bene non potrà mai vincere perché è sfinente. L’onestà\, la sincerità\, il vero amore\, sono tutte cose sfinenti da praticare perché non durano\, sono solo degli istanti. Mentre il male è un maledetto maratoneta\, uno spietato realista senza sonno che ha la resistenza dalla sua.” \nSalveremo il mondo prima dell’alba è il racconto della vita di alcuni ospiti in una clinica di riabilitazione di lusso situata su un satellite nello spazio\, nuova meta turistica dei super ricchi\, specializzata nella cura delle dipendenze contemporanee (sessuali\, affettive\, da lavoro\, da psicofarmaci). Sono tutti vittime ognuno della propria dipendenza e del proprio egoismo\, vie di fuga da una realtà opprimente. Ma le dipendenze e la riabilitazione costituiscono solo il sintomo esteriore di problemi più profondi ed esistenziali… di una sensazione di smarrimento comune ad un’intera generazione. \nL’intero spettacolo\, infatti\, vuole farsi metafora di un modello di vita ormai giunto a un punto di non ritorno\, dove parole come comunità\, umanità e gentilezza sono quasi del tutto scomparse e bandite se non per essere strumentalizzate a fini propagandistici\, elettorali e commerciali. Ciò che ne rimane è un’umanità confusa e impaurita\, sopraffatta dall’ossessione di questo continuo doversi vendere\, con il terrore che nessuno ti voglia mai comprare. \nIl tutto viene esplorato in pieno stile Carrozzeria Orfeo\, grazie a un occhio sempre lucido e\, forse\, disilluso\, che intende cogliere\, con ironia ed estremo divertimento\, i paradossi\, le contraddizioni e le deformazioni grottesche della realtà attraverso personaggi strabordanti di umanità\, ironia e dolore. \nLo spettacolo\, in fondo\, vuole raccontare una società sempre più triste\, eppure\, satura di foto felici in cui non sembra più esistere un luogo dove riconoscersi come soggetti autentici\, né tantomeno in progetti sociali che richiedano la nostra dedizione e la nostra lealtà. Perché l’unico comandamento sembra essere quello di produrre; l’errore è bandito\, la sofferenza individuale è percepita come una vergogna\, una zavorra da nascondere agli altri\, come segnale chiaro di debolezza e fallimento; mentre\, in modo sempre più meschino e ingannevole\, va affermandosi la nuova eroica parola portavoce del capitalismo\, resilienza\, che\, nel cinico pragmatismo di questo sistema malato\, in fondo significa solo: “Resisti nonostante tutto\, ignora te stesso e il tuo dolore\, nascondilo\, non ascoltarti più e vai avanti. Produci\, produci\, produci!” E se non esiste limite alla produzione\, anche individualmente\, dai desideri soddisfatti nascono di conseguenza sempre nuovi desideri. Sempre più prepotenti\, ossessivi e\, spesso\, indotti dal mondo esterno. Come se volessimo bere il mare di bicchiere in bicchiere. L’infinito. L’impossibile. Un impossibile ricerca senza tempo. Ed è da qui che viene il nostro dolore. \nHegel ci parla di Cattivo infinito come di “questo continuo voler sorpassare il limite\, che è l’impotenza di toglierlo e la perenne ricaduta in esso.” E il grande problema sembra essere che ormai non ci si scandalizza nemmeno più delle disfunzioni e delle atrocità del sistema\, perché è un modello di vita diventato così maledettamente normale da essere riuscito a colonizzare il nostro inconscio senza lasciarci nessuna percezione di un’alternativa. \nIl tema centrale di Salveremo il mondo prima dell’alba\, quindi\, si fonda sulla riflessione che\, a nostro avviso\, nei prossimi decenni\, l’umanità non potrà essere assolutamente in grado di ritrovarsi unita nel combattere le grandi battaglie da tempo rimaste inascoltate\, come il cambiamento climatico\, l’inquinamento\, la fame nel mondo e l’ingiustizia\, semplicemente perché non è preparata a farlo. In un contesto alienante\, dove le nuove generazioni sembrano ereditare solo valori come successo\, visibilità e vittoria\, diviene impossibile pensare a una grande battaglia collettiva per salvare questo pianeta e chi lo abita. Quando i politici stessi si espongono su tik tok per pubblicizzarsi e la vita politica\, al pari di tutto il resto\, diventa mera comunicazione\, non può esistere una classe dirigente in grado di sensibilizzare la cittadinanza sui grandi temi. Forse\, allora\, per poter combattere delle grandi battaglie comuni\, dovremo prima essere in grado di ritrovare quel senso di reciprocità e solidarietà che sembriamo aver smarrito. Potremo concentrarci sulle grandi battaglie collettive solo se riusciremo prima a riabituarci a guardare con occhi attenti ciò che ci è vicino. Potremo\, forse\, farcela solo se riusciremo ad arginare tutta quell’invisibile\, eppur feroce\, violenza quotidiana tra esseri umani. Perché lo sappiamo tutti\, ci troviamo di fronte a una pandemia\, sì… di indifferenza ed egoismo. Ma se riusciremo in questo\, se riusciremo a riavvicinarci attraverso un gesto e un pensiero sincero\, un insignificante atto di cura gratuita\, se riusciremo a ritagliare\, in mezzo al caos\, uno spazio per il pensiero semplice\, familiare e umano\, forse\, come proveranno a fare i ricchi e delusi ospiti del nostro rehab… beh\, forse (ma chi può dirlo)\, potremo salvare il mondo prima dell’alba. \n“Non siamo in grado di riconoscere le cose importanti\, siamo troppo stanchi ed esausti dal resto. Vediamo la vita solo sfiorando la catastrofe.”
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SUMMARY:CON IL VOSTRO IRRIDENTE SILENZIO
DESCRIPTION:Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro ideazione e drammaturgia di Fabrizio Gifuni \nSi ringraziano\nNicola Lagioia e il Salone internazionale del Libro di Torino\, Christian Raimo per la collaborazione\nFrancesco Maria Biscione e Miguel Gotor per la consulenza storica \ndurata 1 h e 40’ circa\, atto unico \nAldo Moro durante la prigionia parla\, ricorda\, scrive\, risponde\, interroga\, confessa\, accusa\, si congeda. Moltiplica le parole su carta: scrive lettere\, si rivolge ai familiari\, agli amici\, ai colleghi di partito\, ai rappresentanti delle istituzioni; annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico\, storico\, personale – il cosiddetto memoriale – partendo dalle domande poste dai suoi carcerieri. \nLe lettere e il memoriale sono le ultime parole di Moro\, l’insieme delle carte scritte nei 55 giorni della sua prigionia: quelle ritrovate o\, meglio\, quelle fino a noi pervenute. Un fiume di parole inarrestabile che si cercò subito di arginare\, silenziare\, mistificare\, irridere. Moro non è Moro\, veniva detto. \nLa stampa\, in modo pressoché unanime\, martellò l’opinione pubblica sconfessando le sue parole\, mentre Moro urlava dal carcere il proprio sdegno per quest’ulteriore crudele tortura. \nA distanza di quarant’anni il destino di queste carte non è molto cambiato. \nPoche persone le hanno davvero lette\, molti hanno scelto di dimenticarle. I corpi a cui non riusciamo a dare degna sepoltura tornano però periodicamente a far sentire la propria voce. Le lettere e il memoriale sono oggi due presenze fantasmatiche\, il corpo di Moro è lo spettro che ancora occupa il palcoscenico della nostra storia di ombre. \nDopo aver lavorato sui testi pubblici e privati di Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini\, in due spettacoli struggenti e feroci\, riannodando una lacerante antibiografia della nazione\, Fabrizio Gifuni attraverso un doloroso e ostinato lavoro di drammaturgia si confronta con lo scritto più scabro e nudo della storia d’Italia.
URL:https://cavalieri.draft2017.com/evento/con-il-vostro-irridente-silenzio/2025-04-13/
LOCATION:Teatro Vascello\, Via Giacinto Carini\, 78\, Roma\, RM\, 00152
CATEGORIES:Teatro
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